Capitolo 6°

 

Ranma le si avvicinò allungando una mano verso la sua spalla tremante con un

filo di voce pronunciò il suo nome.

"NOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!

NON MI TOCCARE!!!"

Akane gridò con quanto fiato aveva in gola, quando la mano di Ranma la

sfiorò, così forte da spaventare anche lui e il dottor Tofu.

-ma che diavolo...- Ranma non riusciva a credere ai suoi occhi Akane non

voleva che le si avvicinasse.

"Ranma vai a telefonare a casa Tendo, fai venire o tua madre o Kasumi"

"Ma io..."

"Ranma vai, fidati di me.."

"Ok."

"Di loro di sbrigarsi!"

 

*****

 

Erano ormai le 15 passate. La sig. Saotome era riuscita a calmare Akane che

ormai dormiva da un paio d'ore. Nodoka raggiunse suo figlio stancamente

adagiato sul sofà nella sala d'aspetto, da quando era arrivata, Ranma non le

aveva detto niente se non un -"Presto, è di là!"- Nodoka non sapeva

esattamente come comportarsi con lui ma si fece coraggio e gli si avvicinò,

si sedette a fianco a lui.

"Piccolo mio.. Hai dormito almeno un pò stanotte?"

Ranma si sforzò di rispondere a sua madre, "Abbastanza" disse semplicemente.

"Ranma, so che è un momento molto brutto e difficile sia per te che per

Akane, ma"

"Si l'ho capito. Devo farmi forza anche per lei! Non fate altro che

ripetermelo!" la voce del ragazzo era alquanto irritata, Nodoka si rattristò

non riusciva a strappare un solo sorriso al suo amato figlio, non riusciva a

consolarlo a farlo stare meglio. Ma d'altronde come ci si poteva sentire

bene in quella brutta situazione?! Ranma notò lo sconforto di sua madre, non

riusciva mai ad essere carino con le persone a cui voleva bene, in un modo o

nell'altro, anche se non lo faceva apposta, finiva sempre per ferirle, sua

madre, suo padre, i suoi amici, ma soprattutto la sua Akane. Neanche adesso

sapeva cosa fare per lei. Piano allungò il braccio verso sua madre e la

cinse in un abbraccio senza dire nulla, questo gesto le valse più di tutte

le parole che avrebbe potuto dirle. Quel suo figlio tanto timido e

introverso nelle relazioni sentimentali, nei rapporti familiari stava

crescendo a vista d'occhio, maturava giorno dopo giorno, strano da credersi

ma evidentemente quel pazzo di suo marito Genma aveva fatto proprio un bel

lavoro con quel ragazzo.

"Akane mi detto di voler tornare a casa oggi stesso." disse Nodoka dopo

essersi staccata dall'abbraccio del figlio.

"Il dottor Tofu che ne pensa?"

"Dice che non c'è motivo di trattenerla qui in clinica, dovrà venire solo

una volta ogni quattro giorni per cambiare le fasciature alle mani."

"Capisco... Ti.. ti ha detto q-qualcos'altro?" Questa domanda smosse il

cuore a Nodoka, sicuramente Ranma si riferiva ad una qualche domanda o

informazione su di lui da parte di Akane, ma la ragazza non aveva aperto

bocca se non per chiedere di tornare a casa. Negò con la testa e Ranma posò

lo sguardo altrove per cercare di nascondere la delusione di quella sua

risposta tanto compassionevole.

Si alzò e si stiracchiò poi sempre senza guardare Nodoka in faccia disse:

"Bene, io vado dal dottor Tofu a farmi dare una carrozzella.. Akane sarà

troppo stanca e provata per camminare fino a casa... -s'interruppe per

qualche secondo, poi riprese a parlare- Tu mamma vai svegliare Akane. E' ora

di tornare a casa!" Così dicendo si allontanò.

 

*****

 

Venne presto la mattina seguente, Ranma si svegliò presto per andare in

palestra ad allenarsi, così riusciva a scaricarsi un pò. Non riusciva ancora

a capacitarsi del fatto che non le si poteva avvicinare. Diavolo lui era

Ranma non un mostro. Come avrebbe fatto ad andare avanti a quel modo, senza

poterle parlare, senza poterci litigare, prenderla in giro sulla sua vita

larga, il suo seno piccolo, la sua goffaggine... Non resisteva a tutto

questo, l'ultimo contatto che aveva avuto con lei fu quando la prese in

braccio per portarla dal dottor Tofu. Già. Ranma si ricordò che in quella

occasione lei non gli aveva gridato di non avvicinarsi, anzi non vedeva

l'ora che lui arrivasse. Ma allora cosa voleva dire quel suo nuovo

comportamento nei suoi confronti?! -Bhà! Non ci capirò mai niente! Lei..

insomma io..- d'improvviso fermò il suo allenamento.

-Se solo mi capitasse fra le mani quel fottuto bastardo!-

Mentre lo pensò nella parete di fronte a lui si formò un grande buco dovuto

al suo micidiale sinistro. Si asciugò la fronte con un panno e si avviò a

fare colazione.

"Kasumi, ma Akane non scende a fare colazione?" chiese un malinconico Soun.

"No papà.. Akane ha detto di non sentirsi ancora tanto bene,... preferisce

stare a letto..."

"OOOOHHHHHHHHHHHHHH!!!!!!! La mia piccina!!!! Cosa deve fare un padre in una

situazione come questa????!!!!"

"Su papà stai calmo!!!" disse Kasumi abbracciandolo.

"Akane si riprenderà presto, ne sono sicura."

D'improvviso Ranma si alzò dicendo che era tardi e che doveva andare a

scuola, tutti lo guardarono sbalorditi non aveva neanche fatto il bis.

"Genma, hai parlato con tuo figlio in questi giorni??" chiese Soun

riprendendosi dalla sua crisi.

"Che'??" rispose Genma facendo lo gnorri.

"Sig. Saotome, Ranma è triste per quello che è successo ad Akane, lei come

padre dovrebbe parlarci per rassicurarlo!!!" aggiunse Kasumi con un filo di

rimprovero nel tono della voce. -SPLASH!!-

"BO-BHO!!"

"Lei è del tutto irrecuperabile!!!!!" disse Nabiki alzandosi da tavola "Vado

anch'io a scuola! A più tardi!!"

 

*****

 

La campanella aveva suonato la fine delle lezioni di quella giornata e Ranma

si stava avviando a casa pensoso.

"Ran-chan!!! Aspettami!!"

Ukyo corse veloce incontro al ragazzo col codino che la salutò con un cenno

della mano.

"Ran-chan... senti ma è.. sono vere le voci che girano a scuola?!" Chiese un

pò incerta Ukyo ad un serio Ranma.

"Quali voci Ucchan?" si limitò a risponderle lui.

"Bè ecco oggi stavo consumando il mio pranzo in cortile, quando...

FLASH BACK

"Un'altra??"

"Già..."

Erano tre ragazzi dietro ad in albero a spettegolare senza volerlo Ukyo si

ritrovò ad ascoltare tutto il loro discorso.

"Ma sai anche a chi è toccato questa volta??"

"Si ma..."

"Dai diccelo!!"

"Non lo diremo a nessuno!!! Forza!!!"

"Veramente non so se è il caso..."

"Andiamo Daysuke non fare lo stronzo diccelo!!!!"

"E va bene! Ma dovete assicurarmi che non ne farete parola con nessuno!!"

"Promesso!!!"

Ukyo non capì bene di che cosa quei tre ragazzi stessero parlando, ma poi

sentì un nome.

"Akane."

"COSAAA?"

"Ma Akane non è nella tua classe???"

"Già e se non sbaglio è anche la ragazza di Saotome!"

-Senza offesa ma anche io sono la ragazza di Ranma!!!- pensò Ukyo

accigliata..

"E' così è stata violentata lei questa volta.. Secondo voi continueranno

questi stupri??"

-COSA?? Akane ... è.. è stata violentata??!!- Ukyo non riusciva a credere

alle proprie orecchie, ma quello che più la colpì fu quello che sentì dire

dopo.

"Sicuramente. Ma la cosa che mi stupisce è come ci sia riuscito.. Akane è

forte!!"

"Ma è pur sempre una ragazza.." aggiunse Daysuke con voce triste.

"Secondo me s'è fatta violentare apposta..."

"Che intendi dire??"

"Ma si.. sappiamo tutti che Ranma è ignorante in materia!! Sicuramente con

un ragazzo così mogio Akane si sarà stancata!!! Ah ah ah!!! SSiiiiiii

prendimi violentatore soddisfami almeno tuuuu!!!!! SIIIIIIIII!!!" il ragazzo

interpretò la scena e i suoi due amici risero a quella recitazione.

"Che vergogna però..." aggiunse uno dei tre

"???"

"Intendo che Saotome dovrebbe vergognarsi.. non è neanche riuscito a

proteggere la sua ragazza!!"

"Ma dai lo sai anche tu che a lui non gli importa nulla di Akane, ne può

avere quante ne vuole di ragazze!!"

"Dai adesso basta.. avreste dovuto vederlo... quando ha visto Akane ha quasi

perso la ragione.." l'interruppe Daysuke.

"Siiiiiiiiiiiiii!!! Prendimiiiiiiiiii!!!" altra interpretazione del ragazzo

che questa volta ci mise pure mossacce oscene, facendo ridere i due amici

come matti.

La rabbia le ribollì nel sangue, Akane era pur sempre una sua rivale ma non

meritava certo di essere sfottuta così dopo quello che le era successo, e

soprattutto come si permettevano di sparlare del suo adorato Ran-chan!!

Sbucò all'improvviso davanti ai tre in lacrime per le troppe risate e con

quanto aveva in gola gli gridò:

"MI FATE SCHIFO!!!! COME POTETE PARLARE COSI'!!! VALETE MENO DI ZERO!!!

STRONZI!!!!"

 

Ranma rimase impassibile d'innanzi al racconto di Ukyo, lei pensò che non

era da lui questo comportamento, il solito Ranma sarebbe già partito in

quinta per spaccare la faccia a quei tre pezzenti, ma lui continuò a

camminare tranquillamente.

"Ran-chan.. ma allora.. è tutto vero..."

Il ragazzo annuì leggermente col capo "Senti io ora devo andare ci vediamo

domani a scuola.. Ciao Ucchan." Ranma sparì dietro l'angolo Ukyo non riuscì

a dir null'altro e quasi a se stessa disse "Ciao.."

Era riuscito a trattenersi molto bene con Ukyo, una recitazione da oscar,

pensò.. Ma dentro scoppiava di rabbia. Come diavolo aveva potuto ridere e

scherzare su quello che era successo ad Akane, quello scemo di Daysuke. Era

quasi tentato di andare fino a casa sua a dargliele di santa ragione ma poi

riuscì a controllarsi ripetendosi che Akane non aveva bisogno che lui si

andasse a pestare con tutti quelli che parlavano male di lei. No la sua

Akane aveva bisogno che lui stesse a casa con lei e che l'aiutasse a

superare quel bruttissimo momento.

 

*****

 

"Akane il bagno è pronto!!" disse la dolce voce di Kasumi.

Akane seduta sul letto in camera sua sentì la sorella e piano si alzò

avviandosi alla porta. Tentò di aprirla ma le fratture alle mani non glielo

permisero. Con voce tristemente irritata chiamò la sorella più grande perchè

le venisse ad aprire la porta.

"Oh!! Scusami sorellina!!! Mi ero dimenticata che.."

Akane sembrò non ascoltarla neppure, la sorpasso con uno sguardo privo di

espressione. Entrarono entrambe in bagno. Akane si lasciò aiutare da Kasumi

a togliere i vestiti. Kasumi notò l'imbarazzo della sorella e così si mise a

chiaccherare del più e del meno cercando di non farle pesare il fatto che da

sola non fosse autosufficiente. Akane però notò lo sguardo di Kasumi che ogni

tanto si soffermava sui tagli e sui lividi inferti dallo stupratore sul corpo

della sua sorella minore.

"Non guardami in quel modo."

Kasumi rabbrividì a quelle parole prive di espressione come lo sguardo di

poco prima di Akane. Lentamente alzò il viso e incrociò gli occhi di Akane

che la fissavano. "scusami" disse alzandosi e avvicinandosi al cestello per

riporre gli indumenti della sorella.

Akane entrò nella vasca e mentre cercava di sedersi quasi scivolò, ma Kasumi

fu lesta ad afferrala. Akane scacciò la sua mano irritata. "Lascia, faccio

da me!!" Una volta sedutasi non potendo bagnare le mani per via delle

fasciature dovette lasciarsi pulire dalla dolce Kasumi che stava davvero

male nel vedere la sua piccola sorellina ridotta in quel modo. Akane

trattenne a stento le lacrime.

 

*****

 

Ranma era quasi arrivato quando ad un certo punto sentì delle risa provenire

dal parco vicino casa. Rimase li a fissare la causa di tanta allegria e il

sangue nelle sue vene esplose. Quei tre bastardi dei suoi compagni di scuola

stavano ancora ridendo di Akane e di quello che le era accaduto. La sua

testa gli diceva di lasciar perdere che non valeva la pena di attaccar

briga. Fece per andarsene quando ad un tratto la voce stridula di uno dei

tre imitò nuovamente quella di Akane che implorava il maniaco di

violentarla. I suoi occhi divennero rossi di rabbia, la linea della mascella

divenne più marcata, il cuore palpitava forte nei suoi pugni chiusi.

I due rimasero con la bocca spalancata vedendo l'amico che veniva interrotto

da un gancio destro diritto sul naso che lo fece rotolare per terra per

alcuni metri. Uno dei due poi si avventò su Ranma sperando di coglierlo

impreparato a difendersi, ma lui era troppo esperto ed intuitivo per

lasciarsi sorprendere. Si scostò all'ultimo secondo evitando così il pugno

del ragazzo che in una frazione di secondo si ritrovò per terra con Ranma

sopra che lo tempestava di pugni in faccia. Il ragazzo stava per svenire dal

dolore, Ranma non smetteva più di picchiarlo era come in trans. Nemmeno le

grida di Daysuke riuscivano a staccarlo dal malcapitato.

 

 

Capitolo 7