Capitolo 2°

Il segreto di Akane

Ranma guardò i pezzi delle bacchette rotte nella sua mano. Nessuno rispondeva alla domanda di Nabiki. Tutti si aspettavano che fosse lui a rispondere, ma lui non sapeva che dire.
A quel punto intervenne Kasumi
“Le è successo qualcosa!!”
Lei sembrava l’unica a non incolpare Ranma dell’accaduto. E lo guardò teneramente negli occhi.
Tutti la guardavano ansiosi di una risposta… forse lei sapeva qualcosa che a loro era sfuggito.
Ed iniziò.
“Domenica sera lei è tornata molto tardi”. Si fermò e prese fiato…
“Voi eravate andati tutti a dormire ed io volevo finire di mettere a posto la cucina dopo che lei aveva cucinato”.
Ranma sorrise pensando a lei in mezzo i fornelli che combinava un disastro.
“Sembrava paralizzata.. è rimasta fuori per tutta la notte immobile a guardare gli alberi in giardino. Solo all’alba è risalita in camera sua”.
Tutti stettero in silenzio e pensarono a domenica.
La solita lite fra loro due…
“Akane che stai facendo?”
“Cucino non lo vedi?”
“No!! ancora..? vuoi farmi star male come la settimana scorsa?"
“Idiota… ed io che mi sto sforzando per te, perché non ti cucini da solo?”
“Almeno sarei vivo!” Una pentola che lo colpiva, lei che se ne stava andando…
“stupida…”
“fatti preparare il pranzo da Shampoo o da Ucchan”
“Certamente! piuttosto che farmelo preparare da una ragazza affatto carina come te”
“stupido!! vai dalle tue ragazze più carine”
“Ci andrò” lei sbattete la porta di ingresso e lasciò la cucina a soqquadro.

Ranma si alzò in piedi prima che Nabiki o i loro genitori potessero dire che era stata colpa sua...
le voleva parlare, nessuno fiatò!
“La vado a cercare”…
Ranma saltò sui tetti e veloce come solo lui sapeva essere, passava da un punto all’altro della strada cercando di trovarla.
Dietro ogni ombra c’era il suo viso... dietro ogni piega della strada la sua ombra.
Dentro di lui mille pensieri si combattevano… da un lato si diceva che forse lui aveva esagerato, l’aveva ferita ancora una volta, odiava farla soffrire e soprattutto vederla piangere… però poi non notava niente di diverso dalle mille litigate quotidiane che avevano preceduto quella maledetta domenica …
E che a lui facevano stare tanto bene perché lei, in quel modo, gli era vicino.

Passò del tempo e non riusciva a trovarla.
Aveva girato tutti i posti che normalmente frequentavano … ma nulla, di lei nessuna traccia.
“Dove ti sei cacciata, stupida!” Lo disse con tono preoccupato ma anche carico di rabbia.
Infatti man mano che passavano le ore, in lui stava crescendo questa inedita emozione verso di lei.
Era arrivato alla conclusione che lei si era stancato di lui, dei loro battibecchi, e che non voleva più stargli vicino.
La rabbia gli ribolliva dentro come un vulcano che sentiva il bisogno di esplodere dopo tanto silenzio.
Come aveva potuto lasciarlo solo?
Perché non accettava la sua timidezza?
Perché non lo capiva mai?
Forse non l’amava più o non lo aveva mai amato?
Era quasi sera… e di lei.. nulla.
Decise di andare nel boschetto vicino la città, era l’unico posto in cui non avesse ancora guardato.
Ed ecco... la vide da lontano.
Vide la sua esile figura di spalle, leggermente avvolta nella foschia serale di una notte fredda.
Iniziò a correre veloce. Il suo viso era rosso per l’affanno e per quella violenta emozione.
Passo dopo passo le andava incontro.
Arrivò alle sue spalle e con forza la fece voltare pronto a….
rimase impietrito.
“Akane…” riuscì solo a dire tremando.
Lei era letteralmente terrorizzata.
Il suo cuore si fermò… cosa le era successo?.
Akane lentamente alzò lo sguardo verso di lui. Gli attimi sembravano eterni.
Lui lesse in quello sguardo sgomento, terrore, paura.
Lei iniziò a tremare …
Tremava così forte che lui riusciva a sentire le sue vibrazioni anche a distanza.
Lei si portò la mano alla guancia e convulsamente la sua mano danzava isterica.
In un istante tutti i pensieri che lui aveva fatto sino ad allora sparirono.
La sua piccola Akane era lì indifesa a combattere con dei mostri che le avevano catturato il cuore.
Lui l’abbracciò ed iniziò a respirare velocemente... un ansimare spaventato...
Cosa le avevano fatto?
Il suo corpo statuario si irrigidì nel sentire il piccolo corpo di lei tremante sul suo petto.
Si decise. La prese in braccio e si avviò verso casa.
Non c’erano parole in quel momento… solo una profonda paura di quello che le potesse essere successo.
Ogni passo faceva eco nel suo cuore…
Ranma era impallidito mentre, stretta al suo petto, lei attonita continuava a tremare.
Giunti a casa, la portò in camera sua... si sedette sul suo letto appoggiando la schiena contro il muro, e la tenne ancora fra le sue braccia.
Lei era pallida, gelida, con quello sguardo spento.
Rimase lì immobile a guardarla per ore, fino a quando lei non si calmò.
Ranma non sentiva più i suoi sensi parlargli.
Non c’era più vista, udito, gusto, tatto …
Sentiva solo dolore… capì che qualcosa di orribile le era accaduto e che lui non aveva fatto nulla.
Finalmente Akane aprì gli occhi e lo guardò implorante… Lei si alzò e pronunciò il suo nome.
Lui la guardava con una tenerezza immensa... senza fine...
La fece appoggiare con la sua schiena al suo petto e permise alle sue calde braccia di avvolgere quelle della sua Akane.
Un gesto così raro per loro, eppure ricco di una verità che traeva la sua forza dalla parte più profonda delle loro anime.. del loro amore.
Questa volta non c’era la timidezza, non c’era la paura di cambiare le cose, c’era solo lei.
Lui mantenne il suo abbraccio, sapendo che niente al mondo era più importante in quel momento di quello che stavano vivendo.
Lei sospirò e lasciò cadere la testa all’indietro su di lui.
Strinse amaramente gli occhi, nel tentativo ultimo di non lasciarsi andare alla paura.
“Akane.. dimmi quello che è successo!” disse serio e deciso.
Lei alzò il capo, non voleva guardarlo negli occhi… ne temeva le coseguenze... ma ugualmente iniziò a parlargli posando la sua mano su quella di lui, che tremò.
“Ranma…” si fermò.
“Akane” disse incoraggiandola teneramente e stringendola maggiormente a se.
Lei iniziò parlando lentamente, scandendo ogni parola, come se la stesse iscrivendo su una lapide!
“Domenica pomeriggio avevamo litigato ed io corsi via arrabbiata. Camminando per le strade ripensavo alle tue parole”.
Ranma tremava al pensiero che fosse lui la causa di tutto… ma lei continuò.
“Al fatto di essere brutta, senza fascino, di essere un maschiaccio… Mi guardai e pensai che forse avevi ragione tu”.
Ranma raggelò… “Tu sei bellissima!!” Non disse nulla però.. la gola gli si era seccata.
“Sono brutta e goffa e senza personalità.. lo so… le lacrime mi scendevano ed iniziai a correre veloce… Fino a quando mi ritrovai in una fitta nebbia nera”.
Akane tremò… Ranma rabbrividì, ma la strinse più forte a se respirando la fraganza dei suoi capelli dall'odore di fiori e pulito.
Akane continuò, ma questa volta la sua voce divenne un leggero sussurro:
“Mi …mi... sentii… afferrare. Ranma... ho cercato di divincolarmi…” disse tremando più forte di prima.
Ranma avvertì un dolore acuto alla tempie...
Cosa le avevano fatto? Chi aveva osato farlo?
“Era un ragazzo alto, forte…io... mi stringeva… le braccia… tanto forte... Ranma…io.. io ho cercato di liberarmi... ma non ci riuscivo..." balbettava...

Lui si tese… e sentì ogni muscolo del suo corpo chiamare vendetta.
“Sentivo un dolore fortissimo… mi stringeva violentemente... poi lui mi... prese per il collo… stava per baciarmi… quando ho gridato il tuo nome e lui svanì nel nulla. A quel punto aprii gli occhi e credetti che era stato tutto un sogno". Akane si tranquilizzò fra le sue braccia
"Nessun uomo sarebbe potuto sparire così velocemente” continuò...
Ranma si rilassò… forse lo era stato, lui sperava con tutto se stesso che fosse così.

“Mentre stavo per andarmene mi sono sentita chiamare. Era una anziana signora. Mi guardava spaventata. Io le chiesi cosa le fosse successo ma lei mi disse…”
Fino ad allora Akane era rimasta calma, ma ora iniziò di nuovo a tremare e si scostò leggermente da Ranma, piegando la testa in avanti. E all'improvviso tutto d'un fiato fece esplodere la paura che in quei giorni l'aveva rinchiusa in una dolorosa prigione
“…Mi disse che sarei dovuta fuggire, lui mi aveva trovata. Se non l’avessi fatto, tutta la mia famiglia, i miei amici e tu... Ranma... sareste morti. Io le chiesi disperata di cosa stesse parlando… ma lei continuava ad insistere implorandomi di fuggire via. Fuggi Akane prima che lui ritorni continuava a ripetermi… io le gridai lui chi… LUI CHI? Non capivo... La donna a quel punto mi guardò…”
Akane si fermò, si scostò da Ranma, si voltò verso di lui liberandosi dal suo abbraccio, lo guardò intensamente e si tolse la camicetta. Lui non riusciva a capire fino a quando...
“Ranma” disse a mezza voce porgendogli le braccia …
lui le prese delicatamente i polsi e le guardò i segni che quella meschina pressione le aveva lasciato.
Tracce evidenti di lividi sulle sue esili braccia e sulla base del collo. Sotto la striscia del suo reggiseno erano visibili persino delle ferite sulle quali le tracce di sangue non erano sparite.
Ranma impazzì.
Il suo corpo ed il suo onore erano in tumulto.
Chi le aveva fatto questo l’avrebbe pagata cara.
“giuro che l’ammazzo…”
poi guardò Akane.
I suoi bellissimi occhi castani, che sino ad allora erano rimasti vuoti, si rilassarono e si riempirono di lacrime.
Piangeva, piangeva, piangeva come mai l’aveva vista piangere.
Lui la tirò verso di se e l’abbracciò.
Ranma sentì il suo cuore fermarsi per quanto era grande la sofferenza nel vederla così.
“Ranma ho avuto tanta paura” singhiozzava.
Lui le prese il viso dolcemente. Voleva che lei lo guardasse negli occhi mentre diceva quelle parole:
“Perdonami… non ho saputo proteggerti… ma ti prometto che non accadrà più… nessuno ti farà più del male! Akane te lo giuro. Nessuno ti farà più del male!”
Lei lo guardava quasi in adorazione, ma l'angoscia non era svanita dai suoi occhi. Lui lo capì e si affrettò ad aggiungere
“Ti prometto che nessuno farà del male alla NOSTRA famiglia ai NOSTRI amici… mi credi?... Rispondimi .. mi credi?"
Akane guardò quel meravilgioso ragazzo, quel forte e valente artista marziale, il suo uomo...
In quell'istante desiderò per sempre di essere con lui...
“Si… Ranma…ma... promettimi che nessuno farà del male a te! Ti prego.. promettimelo!”
Ranma capì che la più grande paura di Akane e quel terrore che era stato in grado di paralizzarla in quei giorni, non era rivolta a se stessa, ma a loro... e a lui!!!
Il suo cuore generoso si era pietrificato al solo pensiero che qualcosa di brutto potesse accadere. Quell'individuo l'aveva davvero spaventata... Doveva essere stato molto forte se lei, la sua coraggiosa ragazza, che non aveva avuto timore di affrontare Saffron, ne era rimasta così scioccata... ma ora lui l'avrebbe protetta... l'avrebba protetta a tutti i costi... al costo dela vita!
<<Akane... al costo della vita... non permetterò a nessuno di spaventarti ancora>>
L'avvicinò nuovamente a se per darle un po' di ristoro dopo tanto lottare.
Akane continuò a piangere, stretta nel suo abbraccio, fino a quando non si addormentarono in quel modo…
con in mano l'uno il mondo dell'altro.

Capitolo 3