Capitolo 1°
Una strana giornata
Era una silenziosa domenica pomeriggio, ed in un piccolo locale nelle Vie di Nerima stava compiendosi una rituale vicenda familiare.
Shampoo era indaffarata a cucinare.
Il tempo era grigio ed un vento freddo rendeva tristi le vie di quel piccolo borgo.
L’aitante cinesina si arrovellava tra se nell’irritante pensiero di non potere incontrare Ranma.
Lui, infatti, sarebbe rimasto a casa Tendo ad allenarsi tutto il giorno, come era solito fare la domenica e, certamente, non avrebbe gradito essere disturbato… non un’altra volta!
“Mhm… che invidia…!!”
Cominciò a tagliare nervosamente le verdure…
“Quella smorfiosa di Akane può vederlo quando vuole e magari lo spia di notte mentre dorme!!!” zam un taglio netto alla rapa….
“ma domani cara nonnina andrò a scuola e vedrò finalmente il mio Ranma… gli darò il mio squisito pranzetto e gli farò dimenticare quella ragazza… senza … zam… femminilità. Vincerò io! Vedrai!”
Tuttavia Obaba non diede ascolto ai racconti nevrotici di sua nipote e intenta come era a guardare al di fuori del suo locale quelle nuvole scure addensatesi all’improvviso.
“C’è qualcosa che non va!!”… sospirò la vecchia.
“Nonnina, ma che hai? disse preoccupata Shampoo.
“non so... nipote, ma ho un brutto presentimento… un bruttissimo presentimento”, sentì raggelarsi il sangue nelle vene.
“Shampoo chiudi il negozio e oggi non uscire”.
“Ranma…” lo chiamò Kasumi per farlo tornare in se..
Erano passati tre giorni da quella domenica ed in casa Tendo si respirava un’aria diversa…
Vi era tensione, tristezza.. ma soprattutto tanto… troppo silenzio.
Ranma nervosamente girava le bacchette sul tavolo, guardando nel vuoto con un’espressione dolorante, come se avesse perso il combattimento più importante della sua vita.
Nabiki, dal canto suo, era seduta accanto a lui insolitamente ferma… impassibile.
Non stava architettando nessuno dei suoi piani per far soldi e contrariamente alla sua natura aveva uno sguardo preoccupato… molto preoccupato.
D’altra parte del tavolo c’erano Soun e Genma in una posa di statico dolore
… non giocavano … non parlavano.. tacevano.
Che diavolo era successo?
Cosa aveva trasformato quella casa… rumorosa piena di liti, oggetti che volavano, rincorse… e gioia .. sì tanta gioia… in quel stridente luogo di silenzio?
Nabiki prese coraggio, non voleva ferire Ranma, non questa volta almeno… ma sapeva che era colpa sua… almeno, credeva fosse colpa sua, e disse a bassa voce… quasi bisbigliando per paura di rompere quello stato:
“Che ha Akane?”
Tutti la guardarono inebetiti da quella domanda che nella sua semplicità si rivelava essere inquietante e tutti al contempo evitarono di guardare Ranma, convinti che fosse certamente lui la causa di quel clima così fastidioso.
In fondo come biasimarli di quel pensiero.
Passavano la maggior parte del loro tempo a litigare… ed ogni tanto riuscivano ad oltrepassare quel limite... riuscendo a ferirsi profondamente.
Ranma continuò a colpire il tavolo con le bacchette sentendo sulle sue spalle il peso di tutto quel dubbio, di tutta quella assurda situazione e ad un certo punto le ruppe.
Era così!
Nabiki non sbagliava, Akane aveva qualcosa... si sforzava di ricordare cosa avesse potuto causare il cambiamento della sua fidanzata, sebbene si sforzasse di ricordare nulla sembra essere tanto grave da portarla a reagire in quel modo…
Nulla di quello che aveva fatto o detto esulava il suo solito modo di stuzzicarla … di amarla.
La sua mente tornò ai giorni appena trascorsi.
Il Lunedì mattina lei era scesa stranamente in ritardo.
Normalmente Akane lo svegliava malamente (era davvero un dormiglione!!) urlandogli di far presto per la scuola… alcuni giorni non gli faceva fare nemmeno colazione e correvano via di fretta... insieme.
Quella mattina, invece, era entrata nella sala da pranzo quasi in punta di piedi… quasi volesse nascondere a tutti la sua presenza.
Intorno a lei c’era il solito rumore:
Soun e Genma che litigavano per l’ultimo boccone della colazione...
Ranma, annoiato per la settimana di scuola che stava per iniziare, tamburellare sul tavolo...
Ed infine Nabiki, con la sua calcolatrice, intenta nei suoi soliti conti (il giorno prima aveva fotografato Ranma-donna nello stagno seminuda), allegra per la fruttuosa mattinata che l’aspettava.
Akane sembrava non accorgersi del tempo e dello spazio che intorno a lei procedeva ad una velocità diversa dalla sua.
Un passo dopo l’altro lentamente si portò vicino al tavolo, prese la sua cartella e si girò per andare a scuola.
Kasumi esitante le disse:
“Non mangi?”
lei si voltò, la fissò intensamente... ma quella intensità era priva di qualsiasi espressione, come se qualcosa avesse spento quegli occhi incredibilmente belli e raggianti, così tipici della sua sorellina.
Kasumi non potette fare altro che fissarla, a sua volta, disorientata da quello sguardo strano che apparteneva così poco alla sua dolce e orgogliosa Akane.
“No grazie! non ho fame!”
Ranma che non aveva notato nulla, perché Akane gli dava le spalle, la stuzzicò come al suo solito…
”Insomma non prendi il pranzo che hai preparato ieri… ho capito vuoi avvelenare solo me!”
Lei si girò e lo guardò con la stessa espressione vuota, morta, priva di ogni emozione che pochi istanti prima aveva rivolto a Kasumi… e senza risposta uscì.
Ranma sospirò e poi disse strafottente, ma in cuor suo preoccupato,
“non avrà dormito bene stanotte”.
Gli altri annuirono e tornarono alla loro straordinaria normalità.
Solo Kasumi rimase assorta nei suoi pensieri e stranamente strinse con forza i pugni...
un pensiero, un ricordo l'aveva folgorata!
Ranma la raggiunse… lui camminava sul cornicione ripetendo quel rito quotidiano che era ormai icona della loro storia e si rese conto di non riuscire a guardarla in volto.
Tuttavia non aveva dato molto peso all’accaduto… o preferiva semplicemente ignorarlo...
però
strano come mai non corre siamo in ritardo?
ma poi quel pensiero si allontanò da lui...
vabè ci perderemo la prima ora stando in punizione. che sarà mai???
Arrivato a scuola, Ranma fece un sospiro di sollievo, il professore era in ritardo e i suoi compagni erano ancora tutti in cortile..
"scampata punizione…!!"
Akane lo procedeva di qualche passo ancora trattenuta da chissà quali pensieri.
“Akane, amore mio sei arrivata… hai pensato a me in questa lunga ed interminabile domenica?”
Kuno si lanciava al suo solito verso l'oggetto dei suoi desideri, mentre lei continuava a camminare piano verso l’entrata senza accorgersi di lui.
Lui la prese fra le sue braccia, stringendola a se in un abbraccio forte e caldo ma lei, questa volta, non reagì.
Si limitò a chiudere gli occhi mentre il suo viso si dipingeva una smorfia di dolore, di fastidio, di ricordi... lasciò cadere le sue braccia senza opporre alcuna resistenza.
Qualcosa in lei si era rotto e tutto di lei sembrava come "senza vita".
Ranma guardava quella scena incredulo.
La sua Akane normalmente lo avrebbe scaraventato via in un batter d'occhio, infastidita da quelle attenzioni non desiderate del suo insistente corteggiatore.. invece ora rimaneva lì con le braccia penzolanti... chiusa in se stessa.
A quel punto non riuscì più a contenersi.
Akane arso dalla gelosia diede un pugno violentissimo a Kuno che si ritrovò steso ad assaporare ancora il profumo inebriante del corpo di lei...
“lasciala stare!"
Con quanta enfasi l’aveva difesa…!!
Ma perchè non aveva reagito?
Si voltò verso di lei che era ancora a pochi centimetri da lui. Si fissarono, ma ancora niente.
”Io entro!”
Durante le lezioni Ranma iniziò a preoccuparsi sul serio e si chiese cosa fosse accaduto per renderla tanto triste…
forse sarò stato io.. quella stupida si offende sempre… ma non è colpa mia… anzi è sempre colpa sua! se non stesse sempre a stuzzicarmi io non la tratterei male.
Iniziò così a rimproverarla mentalmente per tutte le volte che lo aveva frainteso o cacciato o …
poi i suoi pensieri si fermarono all'improvviso.
Akane aveva girato lo sguardo verso la finestra… in questo modo lui riusciva a vederla in viso…
Cosa aveva?
Akane
Solo in quell'istante realizzò che qualcosa stava davvero accadendo fra loro... e ne ebbe paura… ma poi pensò, superficialmente, che non poteva essere nulla di così grave… o almeno voleva illudersi che non fosse così
"quanto era stupida!" borbottava fra se.
La nostra vita sarebbe meno complicata se non dovessi passare tutto il nostro tempo a litigare con lei per ogni cosa…
drinn
La campanella lo risvegliò da quel flusso di pensieri…
“o mio dio!! Mi spetta il pranzo di Akane… cercherò di evitarlo… Mi ucciderà ma non posso stare male di nuovo si toccò lo stomaco e ripensò al lunedì precedente..
Era stato male per diversi giorni!!!
Akane si era diretta da sola nel giardino della scuola... si fermò sotto un albero e appoggiò la mano sul tronco dell’albero più grande di quel cortile scolastico.
Mentre con le dita ne seguiva la forma, si perse in quel tocco… in cuor suo alimentando la speranza che tutto si sarebbe potuto dimenticare semplicemente evitando di pensarci.
Ranma le si stava avvicinando …
“Ranma amore”
“Shampoo sei impazzita“
La cinesina, nell’intento di abbracciarlo, aveva fatto un salto troppo alto sbilanciandolo.
Caddero a terra abbracciati, in una posizione non molto carina e davvero imbarazzante... lei sopra di lui... avvinghiati e un po’ succinti.
Shampoo era riuscita ad avvolgerlo in una morsa sensuale lasciando a Ranma davvero poco spazio per divincolarsi.
“oh amore … ti ho preparato il pranzo. Sei contento di vedermi?" gli diede un bacio sul collo…
Ranma, preoccupato dell'inferno che da lì a breve si sarebbe scatenato, con le sue forti braccia la sollevò e la staccò da lui…
“Shampoo!!!” disse con una piccola nota di rimprovero.
“oppss” fece lei sorridendo mentre si accorse che nella caduta il pranzo che aveva preparato Akane si era riversato per terra…
Ranma da un lato sospirò quasi contento… ma poi pensò "ora si gira e mi uccide!!".
Ma lei si allontanò concedendo loro solo le sue spalle silenziose…
ma che.. diavolo.. sta succedendo?... la guardò andare via ancora impietrito da quegli eventi che avevano reso quel lunedì una strana giornata…
“meglio così amore mio”
“Shampoo schiodati…” e la allontanò di nuovo.
“il pranzo ?!” disse lei ironica facendoglielo passare sotto il naso.
“be.. ho fatto cadere il mio …” si sedettero e lui mangiò il pranzo in silenzio… in cuor suo aveva già deciso di chiedere ad Akane se fosse arrabbiata con lui? Voleva saperlo… Doveva saperlo!
All’uscita da scuola nella confusione Ranma non si accorse che Akane se ne era già andata.
“Ma che diavolo... poteva aspettarmi… vabbe che è arrabbiata! ma ora esagera... certe volte è proprio una isterica!!… oggi le parlerò” disse deciso.
Arrivò a casa...
La sua casa…
Era la stessa di sempre, la porta della cucina aperta sul giardino… l’odore del legno e delle piante che impregnava l’aria. Un senso di pace lo accolse.
“Dov’è Akane?”
kasumi era seduta sulla soglia.
“E’ di sopra”.
Giuro che questa è l’ultima volta che salgo a chiederle scusa per qualcosa che non ho fatto…
“Akane..” bussò. Silenzio.
“Akane…”
“Akane…” busso per la terza volta. Aprì la porta inviperito da quell'atteggiamento e la vide sdraiata sul letto con il viso rivolto al muro.
In un certo si tranquillizzò!!
Piano piano le mormorò all'orecchio
“dormi?”… ma lei non rispose.
Così, convinto che stesse dormendo, se ne andò tranquillo, forse solo un po’ triste perché in quella giornata non aveva avuto modo di parlarle, di trascorrere con lei nemmeno un minuto.
Akane, intanto, aveva gli occhi aperti spalancati nel vuoto.
I suoi stupendi profondi occhi castani fissavano il muro quasi che quello sguardo potesse perforarlo.
Ranma si sedette accanto a kasumi e pensò, in quel silenzio così delicato, ad Akane.
Pensava a lei con un carico enorme di emozione e d'amore, ma come suo solito preferiva non approfondire i suoi sentimenti… ne aveva paura.
Lui stava bene così.
Da quel giorno con Saffron le cose erano tornate alla normalità, quella splendida normalità di loro insieme, che litigavano, che si rincorrevano sempre… INSIEME.
Perché approfondire quella paura che aveva provato nel perderla?…
Perché doveva necessariamente dichiarare a se stesso e agli altri chi fosse Akane per lui?
Nessuno doveva obbligarlo a farlo… neanche lei!
"Andiamo a tavola" disse Kasumi distogliendolo da quei pensieri.
Lo guardò e gli chiese di Akane…
“Dorme…”
Akane non era scesa per cenare era tardi.. erano tutti stanchi e un po’ annoiati..
“Be’ andiamo a dormire… notte” e si salutarono tutti.
Ranma si addormentò pensando di nuovo ad Akane.
“Kasumi..” sbadigliando l'indomani… ”Akane ha preso l’abitudine di fare tardi?”
Lei gli rispose in fretta
“Ha detto che non viene a scuola, preferisce… stare a casa. Non si sente bene!”.
Camminando al ritorno da scuola, Ranma era diventato serio.
Le era mancato moltissimo.
Non riusciva a spiegarselo, sentiva il bisogno di rivederla… non era la prima volta che Akane mancava da scuola…
Questa volta le era mancata da impazzire!!
Sentiva il suo battito accelerato… e si sentiva nervoso.
Non riusciva a ricordare l’ultima volta che le aveva sorriso..
Ogni volta che la sua mente si soffermava sulla sua figura, sulla sua persona, gli tornava in mente lo sguardo che aveva avuto il giorno prima, in classe… senza vita e non per lui!
Strinse i pugni in un moto insensato di rabbia.
Akane aveva su di lui un effetto che cercava di negare, di soffocare... ma quella lotta con se stesso era davvero inutile... era persa in partenza!!!
Arrivò a casa, tentò di mascherare come meglio poteva ai suoi familiari quel nervosismo… non voleva tradire i suoi sentimenti (forse non voleva ammetterli neanche a se stesso!!).
Non amava sentirsi così in bilico.
Salutò tutti evitando i loro sguardi indagatori e poi, finalmente, vide la luce passare sotto la porta della palestra.. non poteva che essere lei..
“Vado un po’ ad allenarmi”.
L’avrebbe vista.
Akane era immobile davanti al manichino, non si muoveva. Era vestita con la sua divisa da combattimento, ma non muoveva un muscolo.
“Akane…” si schiarì la voce…
“Akane hai deciso di ipnotizzare il tuo avversario?”.
Lei rispose seccamente ma senza rabbia “No!”
Questo suo modo di fare lo spiazzò…
Non era arrabbiata con lui.. ma non era neanche con lui.
“Be che aspetti allora colpisci!”.
Lei si girò e si avviò verso di lui che era rimasto sulla soglia della porta…
“il mio allenamento è finito continua tu!”
Il suo tono non era provocatorio, nè sarcastico, nè triste, nè arrabbiato, nè nulla… non era è basta… questo ferì molto Ranma.
Gli mancava il fiato.. era stato come ricevere un pugno in pieno petto.
Ma che gli stava succedendo? In fondo lei era Akane… perché aveva quel potere su di lui?
Era ad un passo da lui… un altro… e alla fine le chiese.
“Akane sei arrabbiata con me?
Non lo disse con il solito tono strafottente ma era terribilmente tenero... sembrava un bambino che desiderava, da una mamma indaffarata, maggiori attenzioni.
“No” rispose… “non sono arrabbiata”…
Ancora
quel tono! maledizione che hai Akane?
Uscì.
Lui iniziò ad allenarsi con rabbia… con una profonda, radicale rabbia, che gli faceva pulsare le vene... girare la testa!
Perché le era indifferente… cosa le aveva fatto…?
O forse non era più interessato a lui…?
questo pensiero gli passò velocemente per la testa e questo lo fulminò.
In fondo lui era consapevole che lei gli era stato sempre accanto.
Quando litigavano, in particolare, sentiva il suo calore… la sua vicinanza… si!!
la sua vicinanza…. che per lui voleva dire tutto.
Era quello che c’era fra loro …loro erano VICINI... sempre!
Ranma diede un pugno, con tutta la sua forza, contro il muro sfondandolo!
Rimase immobile con la mano nella parete e la testa china.
I capelli gli coprivano gli occhi che si stavano bagnando di lacrime. I muscoli delle braccia erano tesi, il suo corpo perfetto, forte, era rigido.
Quella indifferenza di Akane lo stava uccidendo.. sentiva una morsa nel cuore..
brividi scorrergli per tutta la schiena.. pensava
“ma sei impazzito perché reagisci così?”.
Voleva non farlo… ma il pensiero di lei distante… distante…. distante…. distante…. distante...