Capitolo 6°
L'attesa
Qualcuno stava bussando, e Akane aprì gli occhi. Non stava dormendo, stava riflettendo. Aveva dato un tacito addio a tutti, e aveva salutato apertamente Ryoga perchè sentiva di doverglielo. Ma il peggio doveva ancora arrivare; poteva anche accettare di morire, ma non avrebbe mai accettato di dare l’addio a Ranma. Mai sarebbe stata in grado di rivelargli i propri sentimenti, anche se c’era stato quel bacio, anche se tra loro c’era una grande complicità da quando lei si era ammalata. Dire ‘ti amo’ era dura, ma sarebbe stato davvero straziante dirlo per poi lasciarsi. Odiava morire prima di aver messo le cose in chiaro con lui, ma sapeva di non poter fare altrimenti.
Preparandosi a tutto, disse "Avanti"
Quando vide la speranza dipinta sulla faccia di Ranma, il suo mondo personale si inclinò, e osò sperare a sua volta.
"Cosa c’è Ranma?"
"In rari casi, il donatore di midollo
osseo può essere un parente meno stretto di un fratello. In qualcosa come in un
caso su un miliardo, il donatore è del tutto estraneo alla famiglia"
"Ci sta dicendo che Ranma ha fatto un miracolo?" Domandò Nabiki
scetticamente.
Il dottore annuì più volte, come ad autoconvincersi.
Soun Tendo gli prese le mani fra le proprie, con fare accorato "Lei salverà la mia bambina, vero dottore?"
"Io non li faccio i miracoli. E’molto rischioso…è dannatamente rischioso…ma vi giuro che dopo quello che ho visto credo anche all’impossibile, lo confesso. Farò tutto quello che è nelle mie facoltà. Voi pregate"
Il silenzio calò nella stanza. Un raggio di sole entrò dalla finestra, e Ranma si volse a guardare il volto emaciato di un’Akane che stentava a riconoscere.
"Vuoi dire che potrei…morire sotto i ferri del chirurgo?" Domandò piano.
"C’è questa possibilità, ma se non
facciamo nulla…è difficile che tu…ecco, riesca a guarire…del tutto"
"Diciamo pure che sarei pronta per conoscere la vecchia con la falce"
Precisò lei in uno slancio debole del vecchio umorismo.
Ranma guardò il cielo, sorridente, e ad Akane parve bello come il sole…come la vita "Pensa alla faccia che farebbero Kodachi, Shampoo e Ucchan…le sfideresti tra non molto, e sono sicuro che vinceresti anche loro!"
Akane fece un sorriso triste "Dunque
sapevi che stavo dicendo loro addio. E dopo, a Ryoga…"
Ranma annuì "Non ero molto d’accordo, sai? Io sapevo…VOLEVO che ci
fosse qualcos’altro da fare. E ti giuro che…"
Lei gli mise un dito sulle labbra, interrompendolo dolcemente "Non giurare
Ranma. Non puoi fare promesse che non sei in grado di mantenere. Essere
compatibile con me, non significa che mi salverai la vita. Okay, è una gran
cosa, ma io potrei non farcela…lo sai"
Lui imitò il suo gesto, zittendola "Tu non ti arrenderai, Akane. Non ora
che ho una possibilità di salvarti la vita per l’ennesima volta. Non puoi
farmi questo, io non te lo permetterò"
Vide le lacrime negli occhi di lei, e si
affrettò ad asciugarle "No…non piangere, ti supplico…io…io non lo
sopporto!"
"E’che…sono felice Ranma. Quest’operazione ti indebolirà, in fondo
devono prelevarti una parte del midollo e sarai in anestesia generale, non è
uno scherzo, eppure tu…il tuo coraggio…perché Ranma? Perché hai osato
sperare e mi hai fatto tornare la voglia di vivere? Se non dovessi farcela
nonostante la mia forza, come farei a dirti addio dopo che tu…"
Ranma la baciò. Con trasporto, con passione, con…amore. Lei lo ricambiò di
cuore, e schiuse le labbra alla nuova esperienza, inalando vita direttamente da
lui.
La porta si aprì, e i due si staccarono di colpo.
"Uh?! Scusate…passerei più tardi ma il
dottor Tofu dice che non c’è tempo da perdere…" balbettò Kasumi sulla
soglia. Il rossore avvampò sui loro volti, più evidente sul volto pallido di
Akane, e la ragazza sorrise "Sono felice di sapervi sereni. I dottori
dicono che domani potranno operarti Akane, e vorrebbero fare alcune analisi a
Ranma in vista di questo. Oh, a proposito, grazie per quello che fai per mia
sorella!" Kasumi si inchinò, e Ranma fece spallucce "Niente di
straordinario Kasumi-chan. Bada tu ad Akane per un po’, io devo andare a casa
a prendere il cambio"
"Vai pure…ci penso io a lei" Gli sorrise e, passandogli vicino
mormorò "Tranquillo…non dirò nulla agli altri" Lui fece un colpo
di tosse, imbarazzato, un po’ stordito, vagamente felice, confuso e pieno di
speranza e terrore insieme.
Fu la notte più lunga delle loro vite.
La mattina alle sei sarebbero stati portati in sala operatoria entrambi, operati e seguiti da un equipe medica di due chirurghi (uno per Ranma ed uno per Akane), un anestesista, medici ed infermiere. Il tutto supervisionato dal dottor Tofu.
Ranma fu sistemato nella camera attigua a quella della propria fidanzata, e ad
un certo punto della notte, nonostante i calmanti somministratagli, si alzò dal
proprio letto ed andò da lei.
La trovò sveglia, e la guardò negli occhi con
dolcezza "Non avrà mai fine questa notte…vero?"
Lei annuì, e gli fece segno di sedersi sul letto accanto a lei. Ranma ubbidì.
"Ranma?" Lo chiamò in un bisbiglio,
quasi irreale nella notte alta.
"Mh?"
"Ti ricordi quel giorno…quando ti ho dato del baka senza motivo? Prima
che svenissi in classe?"
Lui riflettè un istante "Sì, ricordo! Mi avevi insultato senza che io ti
avessi detto nulla"
Lei arrossì "Mi dispiace…" Ranma la liquidò con un cenno, e Akane
continuò "Voglio dirti il perché Ranma"
Il suo sguardo si fece curioso, e lei prese un respiro "Ecco…io…volevo
imparare ad andare sul recinto come facevi tu ogni mattina, però…"
"Però…?"
"Però avevo paura che tu mi dicessi che, goffa com’ero, non ci sarei mai
riuscita!" Spiegò accoratamente.
"Ohh…" Fece lui in imbarazzo "Bè…di
solito è così che ti dico, vero? Ehmm…ma anche tu ci puoi riuscire…voglio
dire…con l’allenamento…"
Gli occhi di Akane si incatenarono ai suoi, zittendolo
"Promettimi…promettimi che se tutto finirà bene tu me lo
insegnerai"
A Ranma si formò un nodo in gola, e si ripetè le raccomandazioni del dottor
Tofu nella mente come una nenia <non illuderti troppo…è
rischioso…potrebbe morire sotto i ferri…>
"Te lo prometto" Disse deciso, inghiottendo duramente, senza più
riflettere.
Akane sorrise, gli occhi brillanti di lacrime e
di gratitudine "Ti giuro che…che mi impegnerò! Sarò più brava
di…te…"
"Akane…Akane non piangere…"
Lei fece un sorriso triste, e passò un dito sul viso di lui, mostrandogli una
lacrima "Neanche tu…"
Si abbracciarono, non seppero altro.
Tutto il resto divenne un ricordo opaco; Ranma dormì accanto a lei, nel letto della sua fidanzata, e Akane poggiò la testa sui muscoli del torace forte di lui, senza mai dormire del tutto, godendosi quel contatto. Ranma ricordava solo che ad un certo punto avevano ironizzato sul fatto di essere trovati a letto insieme, e lei aveva riso quasi di cuore, chiamandolo pervertito, e lui aveva sbuffato dicendole che era un maschiaccio e non l’avrebbe sfiorata con un dito, proprio come facevano in ben altri tempi ed in tutt’altre situazioni. Poi si erano baciati, teneramente, con passione, e l’ombra scura della morte era passata su di loro avvertendoli che non avrebbero più avuto tempo per tali manifestazioni di vita, brividi e sensazioni fisiche e interiori; Akane aveva avvertito quella presenza sulla sua pelle, assieme alle mani di Ranma che la stringevano e le carezzavano i capelli, e aveva ripreso a piangere. Lui le aveva sussurrato parole che non le aveva mai detto, e forse si erano anche rivelati il loro amore reciproco; difficile dirlo, in un incubo sospeso tra sonno e veglia, tra amore e morte.
Poi l’irrealtà passò, e la cruda luce del mattino illuminò la barella pronta a portarli via, come un presagio del destino che sarebbe stato.