Episodio 5 (by
Shinzon)
Dopo pochi secondi di disorientamento e silenzio assoluto, Kura Kabuto
batté forte le mani ordinando - Avete sentito? Forza, tutti ai propri
posti! Preparate i vettori al lancio!-
Nel disordine generale, Barbero e Haru rimasero ferme ad osservare lo
strano personaggio di cui non sapevano nulla, e presto vennero
raggiunte dal professor Kabuto e dal dottor Narak.
- Forza ragazze- le esortò Joe Narak - I vostri vettori hanno bisogno
di voi!-
- Nessuno vuole accompagnarmi?- chiese sarcasticamente l'uomo
misterioso.
Kabuto e Narak ebbero un veloce scambio di sguardi - Verrò io con te -
disse quest'ultimo
– No, aspetti dottore - obiettò Barbero - Lasci andare me! -
- No! Tu devi pilotare il vettore! – rispose il dottor Narak
- Può sostituirmi! devo andare! Lo so, lo sento! -
- No, non possiamo sostituirti !- intervenne il professor Kabuto
-Credi- rincarò la dose Narak - Credi forse che piloti di vettori ne
spuntino fuori tutti i giorni? Voi siete gli unici a poter comandare
un robot bio-meccanico come Ki robot, non potete essere “sostituiti” -
- Ma... l'incidente ad Haru? - obiettò Barbero
- L’irruenza del fuoco è utile come la fluidità dell’acqua e la
flessuosità del legno, adesso corri al tuo vettore - furono le ultime
parole del professore. Nel frattempo fece cenno a Narak di andare con
Shìnzon.
Barbero velocemente restituì la pistola a Shìnzon e corse via, anche
se controvoglia, assieme ad Haru. Narak stava per salire quando
un’altra voce femminile gridò -Aspettate!-
Si trattava di Emi Kabuto, la sorella del professore - Com'è vero che
il vettore ha bisogno di Barbero, la Fortezza ha bisogno di voi. Di
entrambi. Narak, tu devi rimanere qui assieme a mio fratello a
coordinare la missione. Andrò io con quest'uomo -
- Non vorrei fare il guastafeste, ma il nemico non aspetta i nostri
comodi - disse Shìnzon - Se ci muoviamo…. altrimenti tanto vale
arrendersi...-
In quel momento il Kabuto comandante si scontrò con il Kabuto
fratello.
- Sei sicura?- le chiese
Lei annuì.
Mentre tutti andavano quindi alle loro postazioni, Emi salì assieme a
Shìnzon su quella strana navetta. Mentre il portellone si richiudeva
dietro di loro, Shìnzon inserì il caricatore nell'arma e si preparò al
decollo.
Nel tempo che i vettori e il Trieste II decollassero, Emi rimase
seduta a fissare Shìnzon, muta, immobile; e non lo nascose.
- Che vuoi sapere?- chiese l'uomo azionando i comandi della navetta -
La risposta “tutto” non verrà accettata - scherzò.
- Chi sei tu? Cosa ci fai su una navetta aliena?-
- Riguardo la prima domanda, potrei fare il “figo” e dirti che sono il
capitano Nemo. In realtà sono un semplice terrestre come tanti che ha
avuto la grandissima “sfiga” di trovarsi nel posto dove le vostre
“amichette” sono ammarate nel momento in cui le vostre “amichette”
sono ammarate -
- Non sono nostre amiche. Ti riferisci alla Fossa delle Marianne vero?
-
- Lo so che non sono vostre amiche, e si, mi riferisco all'unico posto
di questo mondo che non siamo in grado di raggiungere. Riguardo la
seconda domanda, questa navetta è mia. Era un batiscafo, cinque anni
fa è stato catturato insieme a me dalla nave di Hesediel. Li è
stato... siamo stati modificati, ci hanno potenziati entrambi in
cambio di qualche informazione estorta con la tortura. Quando sono
scappato mi sono fatto un regalino e mi sono ripreso il Trieste II,
questo è il suo nome... solo che stavolta poteva andare ovunque, e non
solo nell'acqua -
- Hesediel?-
- È il generale della flotta…-
- So chi è-
- Ah davvero? Meglio così-
- È la sorella di Barbero-
Shìnzon rimase pietrificato a guardare un punto fisso.
Dopo qualche secondo alzò lo sguardo verso il cielo e sospirò - Dei
dell'Olimpo aiutateci...- poi riprese a pilotare la nave.
- Qui Trieste II a vettori. Ci siete tutti?-
- Shundi Ryoga, cinque... and Roger! -
- Il mio Shundi, il solito idiota...- rispose ironicamente Sephi - Qui
vettore quattro, Cloe Sephi, tutto in ordine-
- Keiko Haru, vettore tre... pronta- La voce della cieca Haru era
forse la più calma e pacata che Shìnzon avesse mai sentito.
– Qui Blecs Jects, il mio vettore è nelle migliori condizioni degli
ultimi mesi!-
- Vettore due?- chiese la voce del dottor Narak
- Barbero dove sei? -
- Sono qui dottore. Tutto in ordine, pronta e arrabbiata al punto
giusto -
- Basta che si sfoghi prima di tornare alla fortezza- scherzò Shundi
Ryoga -Altrimenti invece del robot nemico ammazza Narak! -
- Ma! Shundi! - lo zittì Sephi
- Basta così ragazzi, concentratevi...- prese la parola il professor
Kabuto, che subito dopo controllò lo stato degli aerei d'appoggio.
Shìnzon, ridacchiando, si girò verso Emi. Si accorse solo in quel
momento che non si era ancora mossa di un millimetro.
Restò in silenzio per qualche secondo, fissando i suoi occhi che
fissavano i suoi.
- Sei molto amica di Barbero, vero?-
-Infatti-
- Non siete stati voi, né Barbero- gli disse infine –Il generale
Hesediel mi ha fatto questo. Non voi. Non Barbero. Non so perché lei
si sia schierata con noi, ma una cosa la so: Hesediel non è Barbero.
Barbero non deve sentirsi in colpa per questo, tanto meno tu-
Emi tentò di reagire e di reprimere le lacrime - Ma...-
Shìnzon rincarò la dose - Tanto più che senza di Hesediel ora non
potrei divertirmi con la mia arma preferita...- portò la pistola
davanti alla sua faccia, la quale aveva un'espressione da otaku
maniaco di armi. Quella scena risollevò il morale di Emi, che si fece
forza. L'amica colpevolizzata e affranta di Barbero lasciò posto alla
grintosa e decisa Emi che doveva essere. - Bene, allora...- disse
rivolta a Shìnzon, più decisa che mai - Da dove si controllano le armi
di questa coso?-
Pochi minuti dopo i cinque vettori, guidati dal Trieste II, si
fermarono.
- È questo il posto?- chiese Jects, contemplando la sconfinata
superficie dell'oceano Indiano.
- Si- rispose Shìnzon - Voi effettuate la fusione. A stanarlo ci
pensiamo noi -
il Trieste II si immerse nelle acque e cominciò la sua breve discesa.
- A quante atmosfere di pressione può resistere? - chiese Emi
- Essendo progettato per navigare nello spazio, tutte quelle comprese
tra zero e uno...-
Lo sguardo della donna fu più eloquente di qualsiasi altra parola.
- Il Trieste II - rispose seriamente Shìnzon - Era nato per essere
l'unico mezzo in grado di raggiungere il fondo della Fossa delle
Marianne. Fai un po' di conti...-
Improvvisamente una delle consolle della strumentazione di bordo
iniziò ad emettere un fastidioso suono.
- Cos'è questo rumore? Siamo sul bersaglio?-
Shìnzon annuì - Lo vedi quel grosso bottone rosso?-
- Quello con scritto “Touch and die”?-
- Si, proprio lui. Premilo...-
Una salva di siluri partì dal Trieste II per dirigersi verso un punto
imprecisato. D' un tratto, numerose esplosioni subacquee rilevarono la
posizione del robot nemico e la sua forma: assomigliava ad un grande
granchio. Una volta tornata una relativa calma, Emi si accorse che
quelle testate non avevano lo scopo di danneggiare il nemico ma di
renderlo visibile: ora infatti molte parti del robot erano coperte di
una sorta di vernice rossa che ne vanificava l'occultamento.
Istantaneamente il gigantesco avversario, resosi conto di non essere
più invisibile, uscì dall'acqua trascinandosi dietro tonnellate di
acqua e di pesci, oltre al Trieste II.
Aiki era pronto a riceverlo; nella lotta che subito iniziò i piccoli
caccia d'appoggio giocarono da subito un ruolo non indifferente; il
comandante della squadra di caccia, Savis Takeru, per possedere solo
armi convenzionali, inflisse numerosi danni al nemico.
Il Trieste II, nel frattempo, era stato lanciato dalla forza del
nemico vero l'alto e l'inerzia lo fece salire di molte centinaia di
metri prima che la gravità potesse avere la meglio su di lui.
- Reggiti!- urlò Shìnzon a Emi mentre questo cercava, con estrema
difficoltà, di muoversi all'interno della navetta fuori controllo.
- Che vuoi fare?-
- Questi proiettili- rispose Shìnzon indicando la lunga pistola - Non
sono di semplice piombo! Contengono al loro interno neobakelite,
l'unico materiale che io conosca in grado di limitare i danni e le
potenzialità della tecnologia “vibrazionale” alla base dell'automa. Se
riesco a centrare qualche colpo la vittoria dell'Aiki sarà molto più
facile! -
Raggiunto il portellone d'ingresso, Shìnzon si fissò con forza e
controllò che anche Emi avesse fatto lo stesso. Constatato che erano
entrambi sicuri, aprì il portellone. Davanti a lui si rivelò un grande
vuoto, che terminava con una grande superficie oceanica che fungeva
anche da campo di battaglia. La battaglia non volgeva molto bene: i
caccia erano stati quasi completamente abbattuti, i piloti dell'Aiki
non erano abituati a lottare sull'acqua, mentre il nemico era molto
più grande dei suoi predecessori.
Il Trieste II era in caduta libera e si avvicinava velocemente al
mostro nemico; il cuore di Emi era al limite. Shìnzon estrasse la
pistola dal fodero e, sorretto dalle corde alle quali si era legato,
prese la mira. Certo non era facile mentre l'aria gli sbatteva contro
la faccia a quella velocità, ma doveva farcela.
Giunto alla distanza giusta, fece fuoco. Sparò otto colpi, cinque dei
quali colpirono la corazza del robot nemico.
Gli effetti furono quasi immediati. I movimenti del nemico si fecero
più lenti, le sue chele più deboli. Cominciò lentamente a sprofondare
nell'acqua che fino a prima lo sosteneva, la stessa acqua che ospitava
i relitti di tutti i caccia che aveva abbatuto e i piloti che erano
sopravvissuti. L'unico ad essere ancora in volo era il caccia di
Takeru, che vistosi privo di armi, decise di sacrificare se stesso e
l'aereo andando ad esplodere sulla faccia dell'automa.
Nel frattempo, a bordo del Trieste II, la voce del computer di bordo
rese noto che gli stabilizzatori erano tornati in linea.
- Era ora!- quasi gridò Shìnzon - Computer! Reinserire controllo
automatico dell'assetto! -
Il computer eseguì gli ordini del suo padrone: a qualche decina di
metri di quota dalla superficie dell'oceano, la piccola navetta si
fermò perfettamente orizzontale.
Sotto la guida di Shìnzon, la navetta si adagiò lentamente sull'acqua
sorretta dalla sola forza di Archimede.
Shìnzon tornò ad aprire il portellone, si alzò ed andò ad osservare la
battaglia. Pochi secondi dopo fu raggiunto da Emi.
– Ren-
- Eh?-
-Ren. Si chiama così. Si chiamava così. Era lui la ragione per cui
Barbero, dopo essere stata catturata all'inizio della guerra, si è
schierata dalla tua parte. Lui era...-
- Fermati. Non voglio sapere niente di più. Mi dispiace per loro se è
finita male, credimi, ma credi anche che io non sto dalla parte di
nessuno-
- In che senso?-
- In questa guerra ci sono tre parti. Gli alieni cattivi e gli umani
buoni. Nessuno sembra essere dalla mia parte, perciò io sto dalla
parte di nessuno-
Emi annuì mentre continuava ad osservare l'Aiki, comandato da Jects,
che stava lentamente vincendo la battaglia.
- Ora, se non ti dispiace- disse Shìnzon dando a Emi una tuta
salvagente - Ti prego di scendere-
- Come?-
- Io devo andare. E poi, non vorrei mai che voi fraintendeste e
pensaste che sono uno dei buoni. Lasciandoti qui, spero di fare una
figura del cattivo abbastanza convincente. Indossa quella tuta e poi
lasciami partire, per favore-
- Ma perché?-
-click-
- Ho ancora due proiettili nella pistola- rispose Shìnzon
puntandogliela contro - E stavolta non sto scherzando. Ti pare una
ragione sufficiente per ottemperare?-
In Emi si venne a creare una strana sensazione. Era un misto di
impotenza, di ammirazione, di disperazione, di rabbia, di gioia, di
speranza, di odio. Nemmeno lei sapeva bene cosa avrebbe potuto fare,
se non accettare la “richiesta” di quello strano individuo che dopo
aver aiutato lei e tutti gli uomini, stava minacciando di ucciderla.
Negli stessi istanti in cui l'Aiki stava dando gli ultimi colpi di
grazia al granchio robotico nemico, il Trieste II decollò, lasciando
dietro di se un campo di battaglia e una ragazza in balia delle onde.
Shìnzon tornò nel posto da lui preferito, il fondale del mar Glaciale
Artico, dove, rinchiuso in una sorta di caverna scavata tra gli
instabili ghiacci artici, circondato da vecchie foto risalenti alla
sua vita precedente, tornò ad esercitarsi al tiro al bersaglio con la
sua spaventosa arma da fuoco.
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