Episodio 3 (by
Kurakitsune)
Plick....
Plick....
Plick....
Il rumore del contatto tra le gocce della soluzione salina con la
superficie interna della flebo riempiva la stanza in cui era
ricoverata Keiko Haru.
Ben presto però, il sibilo del macchinario a cui era collegata la
ragazza si sovrappose al rumore della flebo e subito arrivarono
dottori ed infermieri.
- Largo, largo – diceva la dottoressa Jessy Alwey – Fatemi passare -
Gli infermieri, creando un corridoio umano, fecero passare la
dottoressa, che riuscì così ad avvicinarsi al capezzale di Haru.
La pilota , riprendendosi lentamente, si portò le mani intorno alle
bende che le ricoprivano gli occhi, e come fece per toglierle venne
subito bloccata dalla mani della dottoressa Alwey.
- Non ancora Haru, non ancora- disse la dottoressa – Prima c’è
qualcosa che devi sapere…-
Dietro al vetro che separava la stanza dal corridoio, una tristissima
e colpevole Barbero guardava la scena, mentre verdi lacrime rigavano
il suo bel volto alieno – Mi spiace…- disse sottovoce la pilota.
Ormai era passato un mese dall’incidente. Dall’alto del suo studio
Kura Kabuto guardava i giardini che circondavano, con ampi
terrazzamenti, la Fortezza delle scienze.
Su una panchina sedeva sconsolata Haru, con occhi ciechi sembrava
fissare, dietro le lenti scure degli occhiali, un punto verso
l’infinito mentre con le mani giocherellava con il manico del bastone
bianco.
Ai suoi piedi il suo cane guida Mad, un incrocio tra un collie ed uno
spinone, con atteggiamento marziale ed orecchie tese faceva la guardia
alla sua padroncina.
- Alwey- disse il professor Kabuto – Haru non potrà mai più
riacquistare la vista? E’ così? –
- Esattamente Kabuto- disse Alwey – L’incidente ha provocato un
completo distacco della retina, Haru non potrà più riacquistare la
vista e di conseguenza guidare un vettore -
Kabuto , voltando le spalle alla finestra da cui guardava Haru, tornò
a sedersi sulla poltrona - Va bene Alwey, vai pure, grazie -
La dottoressa Alwey si girò, ed uscendo dalla stanza incrociò la
segretaria Tora Shiroi.
Quando Tora entrò nello studio del professore trovò quest’ultimo
seduto sulla sua poltrona, con le gambe tirate verso di se e poggiate
sulla poltrona stessa, le mani, portate davanti al mento, unite per i
polpastrelli.
- Cosa fa professore? Ci sarebbe del lavoro da fare… – disse Tora
Shiroi - Rifletto- disse il professore, poi con una mano prese la sua
pipa in terracotta e l’accese con un fiammifero – Per favore Tora fai
in modo che non mi disturbi nessuno per la prossima ora, il problema
che devo risolvere richiede almeno tre pipe -
Senza dire altro Tora uscì dalla stanza, lasciando il professore con
la sua pipa di terracotta.
Intanto, nel giardino sottostante lo studio di Kabuto, Haru, alzatasi
dalla panchina, aveva cominciato a passeggiare seguendo il sentiero
delineato dalle aiuole.
Camminando lungo la via, guidata dal cane e con l’aiuto del bastone,
Haru si diresse verso la piazza dove confluivano, come tentacoli di un
gigantesco polipo, tutte le stradine dei giardini della base.
Nonostante lei non potesse vederla, vicino alla fontana posizionata al
centro della piazza, si trovava anche Barbero.
Il pilota alieno come vide Haru venire verso la fontana, un po’ per
vergogna ed un po’ perché davvero non le andava di parlare con
nessuno, decise di scansare la collega e, senza far avvertire la
proprio presenza, di andare a sedersi su una panchina collocata a
pochi metri dalla fontana.
Haru si avvicinò alla fontana e si appoggiò ad essa. Non potendo
vedere l’acqua decise di immergervi una mano: sensazioni mai provate
prima invasero il suo corpo, molto più intense rispetto a quando
possedeva ancora la vista.
Il freddo dell’acqua, attraverso le mani arrivò al suo cervello, ma
non solo, attraverso le vibrazioni sentiva i pesci muoversi nella
fontana ed ancora più in profondità, attraverso il fluido conduttore
universale da cui prende origine la vita, riusciva a sentire anche i
passi delle persone che transitavano lì intorno.
Una di queste con passo deciso si avvicinò ad Haru, prese una palla e
la lanciò verso la ragazza.
Haru senza neanche pensare si scansò di lato, mandando a vuoto il
lancio.
-Perfetto!!!- esclamò la persona in lontananza.
Haru riconobbe la voce: era il professor Kabuto.
- Allora Haru, cosa hai provato quando ti ho lanciato la palla?- disse
il professore raggiungendo la ragazza.
- In verità non ho visto la pallina, ho solo avvertito il bisogno di
spostarmi…. È stato strano…-.
- Sono stato più di un’ora a pensarci, poi ho riletto le schede
dell’addestramento, ed in molti test le tue reazioni ad un eventuale
pericolo avvenivano qualche secondo prima che il pericolo vero e
proprio diventasse palese -
- In effetti- disse Haru – A volte, anche quando guido il vettore, è
come se avvertissi i pericoli in anticipo, è una sensazione strana… -.
- Strana, ma molto utile, adesso dovremo trovare un modo per
sviluppare questa tua capacità innata; non so neanche se definirlo un
potere paranormale o..-
Mentre il professore faceva progetti sul futuro, l’allarme, risuonando
nella base, lo interruppe.
- Haru penso che adesso dovremmo andare, sai?- disse Kabuto.
- Ma io non mi sento di guidare un vettore in queste condizioni-
- Non preoccuparti, ho pensato a tutto. Anche tu Barbero corri alla
stazione di lancio, sono sicuro che Blecs Jects è già lì….- dopo una
breve pausa Kabuto continuò – Ragazzi, mi riferisco anche a voi che
avete seguito Haru di nascosto-
Da dietro un cespuglio spuntarono Cloe Sephi e Shundi Ryoga che senza
dire una parola, ma con il volto rosso come un pomodoro, si misero a
correre vero la Fortezza delle scienze.
Quindici minuti dopo il professor Kura Kabuto ed il dottor Joe Narak
erano in sala di comando per dirigere le manovre belliche.
Narak, in piedi disse – Ingegner Breto, i vettori sono pronti a
partire?-
- Si dottore, i vettori sono stati armati e sono pronti a partire in
qualsiasi momento-
- Bene- disse Kabuto - Meno tre secondi al lancio. Breto, imposti la
guida automatica per il vettore di Haru, la guideremo dalla base fino
a Tokyo, luogo in cui è stato avvistato il nemico -
- Fatto professore- Michael Breto dopo una pausa cominciò a scandire
- Tre…-
- Due…-
- Uno…-
Allo zero i piloti quasi all’unisono esclamarono – Vettori, fuori!!! –
I vettori, accelerando, vennero espulsi dalla Fortezza delle scienze.
Come cinque dardi scagliati in aria da una poderosa balestra, le
cinque bio-macchine si diressero verso il luogo dello scontro come
attratti da una calamita.
Intanto Narak, dopo essersi avvicinato alla sedia su cui sedeva Kabuto,
disse –Kabuto, ma Haru come farà a combattere? –
-Narak, non preoccuparti per questo. Haru vedrà con il cuore, non con
gli occhi – disse il professore con un sorriso stampato in faccia.
- Siamo in prossimità del nemico- disse Breto – Solo 10 secondi al
contatto visivo, non ci segnalano la presenza di truppe di supporto -
- Molto bene- disse Kabuto – Preparate i ragazzi all’unione Aiki,
attacchiamo il nemico direttamente-
Dopo pochi istanti, davanti al robot alieno dalla forma antropomorfa,
apparve l’Aiki.
Gli occhi di Aiki si illuminarono di una luce azzurra, ed il robot
spinto dalla mente di Jects si scagliò all’attacco.
La spada ossea, arma preferita dal pilota del vettore numero uno, una
volta levata sopra la testa di Aiki venne scagliata in basso, con la
ferma intenzione di fracassare la testa del robot avversario.
Purtroppo il desiderio di Jects non venne esaudito, anzi il nemico non
solo non venne colpito ma addirittura si volatilizzò nell’aria.
- Ho perso il contatto visivo- disse Jects.
- Anche da qui non riusciamo a rilevare la presenza del nemico-
rispose Narak parlando nel microfono.
All’improvviso, alle spalle di Aiki ricomparve l’alieno, che con una
poderosa spallata mandò a terra il robot alleato.
Dopo il colpo scomparve di nuovo.
- Jects, tutto bene?!?- disse Narak dalla base.
- Tutto bene, il robot non sembra aver ricevuto danni -
Aiki si rialzò e si rimise in posizione di combattimento, ma ancora
una volta fu messo al tappeto dal nemico.
Questa volta dopo aver atterrato Aiki, il nemico gli saltò addosso per
cercare di demolirlo con potenti scariche di pugni.
Vedendo le immagini sul grande monitor della sala comando, Kabuto
afferrò il microfono dalle mani di Narak e disse – Jects, scomponi
immediatamente il robot, tentiamo un nuovo approccio -
Seguendo le istruzioni di Kabuto, Jects decompose il robot.
I vettori singoli, poterono così sfuggire dalla posizione di “spalle a
terra” a cui li aveva costretti il nemico e librarsi ancora una volta
nell’aria.
La reazione aliena fu ancora una volta quella di diventare invisibile.
La voce di Kabuto risuonò nei caschi dei cinque piloti – Ascoltatemi,
adesso voglio che vi uniate ad Haru…-
A queste parole i piloti reagirono prontamente andando a creare il
robot con Haru come testa.
Il battito di mani del professor Kura Kabuto accompagnò questa nuova
combinazione di vettori – Unione Blind , la calma dell’oceano nel buio
dell’abisso!!!-
A questo punto le parole di Kabuto si rivolsero direttamente ad Haru –
Haru, come sai il nemico è invisibile quindi mi sembri la più
appropriata per lo scontro-
Haru rimase in silenzio e continuò ad ascoltare il professore –
L’importante è che tu segua le mie parole, ti ricordi le sensazioni
provate oggi vicino alla fontana? Cerca di ritornare allo stato
mentale di quei momenti…-
Haru disse – Mi ricordo, che appena ho messo la mano nell’acqua le mie
sensazioni si sono amplificate-
-Bene- disse Kabuto – Allora immagina di essere immersa completamente
nell’acqua. Tu sei il centro di un universo infinito e fluido, il
ragno al centro di una tela acquosa, qualsiasi perturbazione,
all’interno di questo cosmo, colpisce direttamente la tua mente
rivelando la posizione e le intenzioni dell’avversario -
Il Blind, comandato da Haru, abbassò leggermente il proprio corpo,
squamoso e ben proporzionato, sulle gambe e, alzando le braccia
all’altezza del petto, sembrò volesse abbracciare un grande albero.
Per un attimo un silenzio innaturale sembrò calare sul campo di
battaglia.
Poi tutto avvenne in un lampo, Blind passò dalla imperturbabilità del
lago alla furia della cascata.
Le sue braccia squamose volarono leggere e fluide nel vento, le mani
agili strinsero il vuoto.
Passò qualche secondo, poi il vuoto stretto dalle dita del robot venne
riempito dal collo dell’alieno nemico.
Ancora una leggera pressione delle dita di Blind e un sonoro “crack”
segnalò che le ossa avversarie avevano ceduto.
Il corpo esanime dell’avversario si accasciò sul terreno.
- Nessun segno di vita, bersaglio abbattuto- dopo che l’ingegner Breto
ebbe pronunciato queste parole la sala comandi esplose in urla di
gioia ed applausi.
Mentre tutti festeggiavano, il professor Kabuto prendendo il microfono
disse – Ottimo lavoro ragazzi, soprattutto tu Haru, adesso tornate a
casa-
Dopo l’ordine del professore, i cinque vettori, scomposto il robot,
fecero rotta verso la Fortezza delle scienze e pian piano sparirono
inghiottiti dal blu del cielo.
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