Episodio 2 (by
Barbie featuring Asty)
Una luce bianca ed accecante, sangue, un urlo agghiacciante e poi il
buio più totale.
Barbero si destò improvvisamente, ansimante, tremante e con un velo di
sudore gelido che le ricopriva il corpo.
- Di nuovo quel sogno- pensò, fissando il soffitto.
Era da tempo ormai che aveva il solito incubo, ma ultimamente, da
quando gli attacchi degli alieni si erano intensificati, appena si
addormentava quell’orribile scena le si riproponeva dinanzi agli
occhi.
Dopo essersi calmata un po’, si alzò dal letto ed andò alla finestra.
Scansò le tende e per qualche secondo rimase incantata ad ammirare il
paesaggio che le si era presentato: i giardini della Fortezza delle
scienze alle prime luci dell’alba. Quasi offesa da tanta pace e
tranquillità, richiuse bruscamente le tende ed andò a prepararsi per
la giornata che, come al solito, si prospettava intensa.
Come ogni mattina, per distogliere la mente da quel “maledetto”
incubo, andò a sfogarsi in palestra, sperando di trovarla deserta come
al solito, visto che non si sentiva per niente in vena di avere
compagnia. Con suo grande dispiacere però, entrando, si accorse che
qualcuno l’aveva già preceduta: il professor Kura Kabuto che si stava
allenando con la sua amata Katana... Barbero restò per qualche secondo
sulla porta, poi entrò senza salutare e andò subito a sfogare la sua
rabbia sul sacco da boxe, sperando che l’uomo se ne andasse subito, ma
soprattutto che se ne andasse senza disturbarla.
Purtroppo per lei, però, non fu così. Infatti, Il professore che dopo
qualche minuto terminò i suoi esercizi mattutini, andò a poggiarsi
alla parete di fronte alla ragazza e accennando un sorriso sarcastico
le disse:
- Buongiorno Barbero-
Quest’ ultima col suo solito tono distaccato rispose
-‘Giorno professor Kabuto-
- Potevi almeno salutare quando sei entrata- la rimproverò l’uomo.
Continuando ad attaccare il sacco Barbero rispose:
- Mi scusi ma non volevo disturbarla. E comunque, con tutto il
rispetto, ora non sono in vena di fare conversazione-
Sperando che il professore la lasciasse finalmente sola, tornò a
concentrarsi sul suo allenamento, ma a quanto pare l’altro non aveva
alcuna intenzione di mollare, infatti disse con ironia:
- L’ultima cosa che mi sarei aspettato era di ritrovarti come ti avevo
lasciato- fece una pausa e continuò - Ancora tutta intera ed in
salute, mi ricordo che quando ti conobbi eri un pilota spericolato-
La ragazza lo fulminò con lo sguardo per qualche attimo, poi tornò ad
allenarsi, attaccando con ancora più violenza. Kabuto continuò, ma
questa volta con un tono più serio
- Ieri sera il dottor Narak mi ha raccontato cosa è successo dopo la
mia partenza. Mi dispiace io non…-
Non riuscì a terminare la frase che Barbero lo interruppe
- Non ho bisogno della compassione di nessuno- disse, cercando di
mascherare le emozioni dietro il suo solito tono distaccato.
- Non ti sto compatendo. Mi dispiace davvero. Purtroppo però la guerra
è guerra.-
La ragazza si voltò verso di lui con lo sguardo pieno di rabbia e,
puntandogli il guantone contro, disse
- E’ facile parlare quando non si rischia la vita ogni giorno,
standosene al sicuro nella sala di comando-
Detto questo, tirò un ultimo pugno al sacco, con tanta forza che andò
a sfiorare la testa dell’uomo, per poi uscire dalla palestra a passo
spedito.
Sulla porta incrociò Shundi Ryoga che aveva assistito alla scena e che
tentò di fermarla mettendole una mano sulla spalla, ma lei lo fulminò
con lo sguardo e scostandosi gli disse
- Se vuoi farmi la paternale, risparmiatela- e riprese a camminare.
Ryoga però la raggiunse e la fermò prendendola per un braccio. Barbero
si girò verso di lui, e incrociando le braccia al petto, sbuffò
- Ok... che c’è?-
Il ragazzo accennando un sorriso le rispose
- Smettila di recitare la parte della superdonna...Puoi ingannare gli
altri ma non me- poi si fece serio - Comunque come ti viene in mente
di comportarti così? Quello è un tuo superiore e…-
Barbero non gli fece terminare la frase poiché quasi urlò
– E’ un gran bastardo!-
Ryoga cercò invano di calmarla, ma la ragazza proseguì urlando
- Hai sentito cosa ha detto no? Cosa si aspettava? Che gli dessi
ragione?-
Il ragazzo sospirò e, cercando di mantenere la calma, ma soprattutto
di far calmare la sua amica disse
- Barbero.. calmati. Capisco che magari quello che il professor Kabuto
ha detto ti ha toccato particolarmente.. ma in fondo ha ragione.
Quando si sceglie di essere un pilota si è a conoscenza dei rischi ai
quali si va incontro, morte compresa. Questo dovresti saperlo no?-
La ragazza annuì, trattenendo a fatica le lacrime, e poi se ne andò
chiedendo all’amico di lasciarla da sola.
Appena Barbero si fu allontanata, il professor Kabuto, che aveva
ascoltato la conversazione, venne fuori dalla palestra e con tono
scherzoso disse a Ryoga
-Ahhhh, donne, valle a capire… se poi sono anche aliene….-
Quest’ultimo annuì e poi disse
- Però è stato lei a provocarla dopo tutto. Con tutto quello che ha
passato non era il caso di dire quelle cose.-
L’altro, alzò gli occhi al cielo e con tono severo disse
- Se continua così anche lei durerà poco. I sentimenti sono per i
deboli e in questo frangente noi non possiamo permetterci di esserlo.-
Il pilota lo guardò scettico
- L’uomo vive di sentimenti. I fondo sono questi ad animare una
guerra. E poi, perchè crede che Barbero sia diventata un pilota?-.
Venne interrotto da Kabuto che sbuffando affermò
- So che lo fa per vendicarsi. Ma non è così che risolverà la
questione. Anzi, la vendetta può essere un’arma a doppio taglio,
soprattutto con la nuova tecnologia-
Ryoga sospirò e poi disse con rassegnazione
- Abbiamo provato a spiegarglielo, ma non vuole proprio capire-
L’altro annuì e andandosene disse
- Beh, in qualche modo dovremo farglielo capire lo stesso-
Intanto Barbero, se ne stava seduta sulla sponda della grande fontana
situata nei giardini della Fortezza delle scienze, quando un rumore
lontano la riportò al triste giorno che tanto l’aveva cambiata.
Quel giorno si trovava in un angolo della sala di comando ad osservare
la battaglia dagli schermi, pronta ad intervenire con il suo vettore
in caso di bisogno. All’improvviso vide una grossa esplosione e uno
degli aerei da caccia che avevano il compito di distruggere le
navicelle aliene spargitrici di nevischio radioattivo, schiantarsi al
suolo in fiamme.
Un vortice di luci e suoni. Poi la porta fredda dell’obitorio e Ryoga
al suo fianco che cercava invano di calmarla.
- Fatemi entrare!! Voglio vederlo!-
- Barbero.. calmati.. ora sei troppo sconvolta..-
Lanciandogli uno sguardo freddo ed accusatore, la ragazza disse tre i
denti
- E che ne sai tu di come sto io adesso?-
Ebbe la meglio. Ryoga la condusse all’interno dell’obitorio.
Una volta trovatasi davanti al corpo esanime del suo amato, tutta la
sua forza d’animo venne meno e non potè far altro che cadere in
ginocchio e farfugliare frasi confuse mentre gli accarezzava il viso e
i capelli
-Ren?...non tu …Ren…perchè…non doveva succedere…Ren…-
Fu riportata bruscamente al presente da una voce alle sue spalle.
- Pensavo stessi in camera tua a creare un mio bambolotto Woodoo-
Barbero senza voltarsi rispose con voce piatta:
- Ho di meglio da fare-
L’altro si sedette al suo fianco e cominciò a giocherellare con un
rametto raccolto da terra dicendo serio
- Sai, dovrei farti rapporto per prima e allora potrebbero sollevarti
dall’incarico-
Lei fece spallucce e come per sfidarlo rispose
- Faccia pure-
Il professore si voltò a guardarla e le domandò
- Non lo rimpiangeresti?-
Lei lo guardò confusa
-Cosa?-
- Di non aver potuto vendicare Ren Rex-
Lei gli voltò le spalle rispondendo
- Non sono affari che la riguardano-
Kabuto ribadì
- Mi riguardano perché so che sei un valido pilota. Ricordo come
tenevi testa a Ren e Ryoga. Però ora è come se combattessi da sola-
Barbero si voltò di nuovo a guardarlo e gli chiese.
- Cosa intende dire?-
Il professore si alzò e dirigendosi verso la base disse
- Prima o poi lo capirai a tue spese, spero solo che allora non sia
troppo tardi-
Quella sera stessa l’allarme suonò di nuovo. I piloti si misero ognuno
al comando del proprio vettore e volarono fino alla città di Londra
per fronteggiare il nemico.
Dalla sala di comando il professor Kabuto si collegò con loro e, con
grande sorpresa di tutti ordinò.
- Pensate intensamente ad unirvi a Barbero. Questa volta sarà lei la
testa.-
Mentre i cinque piloti, confusi per il cambiamento, eseguivano
l’ordine, il professore battendo le mani davanti al petto recitò
–Unione Vendimion, il fuoco della vendetta!!! -
Appena completata la nuova combinazione di vettori, Barbero lanciò il
Vendimion, il cui corpo era simile a quello dell'Aiki ma completamente
ricoperto di fiamme rosse, contro il viscido nemico.
Qualche ora dopo la fine della battaglia, la ragazza si risvegliò in
infermeria. Non aveva fatto in tempo ad aprire gli occhi che la
dottoressa Jessy Alwey le disse con tono severo
-Ah, ti sei svegliata. Il dottor Narak e il professor Kabuto ti stanno
aspettando. Devono parlarti-
Dolorante e ancora indebolita a causa delle ferite, la ragazza scese
dal letto e si diresse verso l’ufficio di Joe Narak, sapendo bene cosa
le avrebbero detto.
Bussò alla porta e riconobbe la voce del dottore che le disse di
entrare. Una volta dentro l’ufficio si trovò di fronte i due uomini
che la guardavano con la stessa espressione accusatrice.
Dopo qualche secondo di silenzio il dottor Narak le chiese severo
-Beh? Hai qualcosa da dire a tua discolpa?-
La ragazza si morse il labbro per qualche secondo poi disse quasi
sussurrando
- Mi spiace. Io non volevo…-
Il dottore la interruppe quasi urlando
- Ti dispiace? Ti dispiace? Poteva essere un disastro! Perché non hai
eseguito gli ordini? A cosa stavi pensando? Ti rendi conto che hai
messo tutti in pericolo, e hai quasi distrutto la città di Londra?
Sephi è ancora priva di sensi, ed Haru- fece una breve pausa – Keiko
Haru in questo momento la stanno operando!-
Barbero non rispose nulla, continuò a fissare la parete dietro i due
uomini.
Dopo qualche minuto, durante i quali regnò il silenzio, Narak sospirò
e con un tono più calmo disse
- Ascolta, sei un ottimo pilota e l'hai dimostrato abbattendo il
nemico a forma di serpente con quella scarica di pugni esplosivi. Il
problema è che a volte perdi la testa, come questa volta in cui dopo
aver distrutto l'avversario stavi per autodistruggere Ki robot in
unione Vendimion. Ti avviso che potrebbero essere presi dei
provvedimenti. Ora puoi andare-
- Un attimo Narak!!- tuonò Kabuto – Da quando i vettori sono stati
completati con l’attivazione della tecnologia bio-meccanica, non puoi
permetterti di avere una mente perturbata da desideri di vendetta e di
autodistruzione, “loro” lo sentono, e reagiscono di conseguenza- Dopo
una pausa continuò – Adesso, puoi andare e ricorda, controlla il fuoco
della vendetta, utilizzalo per bruciare i tuoi nemici senza rimanerne
bruciata tu stessa-
Il pilota salutò i suoi superiori e tornò in infermeria per informarsi
sulle condizioni degli altri. Keiko Haru in quel momento si trovava al
di là di una pesante porta di metallo, oltre la quale i chirurghi
della base facevano di tutto per salvare i suoi occhi. Blecs Jects era
già tornato nella sua stanza visto che era stato ferito solo
superficialmente. Cloe Sephi invece era ancora priva di sensi e Ryoga
le stava accanto. Barbero si avvicinò a quest’ultimo e con molta
cautela gli disse
- Ryoga, mi dispiace. Io non volevo…-
Il ragazzo non si voltò neanche a guardarla, si limitò solo a dirle
freddamente
- In questo momento non mi va di parlare con te-
La ragazza, cercando di non piangere, annuì e lasciò in fretta la
stanza per andare a rifugiarsi come suo solito in giardino. Mentre se
ne stava seduta sulla sponda della fontana a fissare il vuoto capì
improvvisamente quello che il professor Kabuto intendeva dirle quella
stessa mattina. Capì che combatteva solo per il desiderio di vendicare
la morte di Ren. Si rese conto, in fondo, di averlo sempre saputo.
Finora, però, aveva continuato a mentire a sé stessa, convincendosi
che erano altri i motivi per cui combatteva.
All’improvviso venne distolta dai suoi pensieri dalla voce, ormai
familiare, di Kabuto che andò a sedersi di fianco a lei dicendo
ironicamente
- Dobbiamo smetterla di incontrarci così, che dici?-
La ragazza non reagì e continuò a fissare un punto imprecisato del
giardino.
- Spero tu abbia capito, ora- disse seriamente l’uomo
Barbero annuì asciugandosi una lacrima. L’altro continuò
- Ricorda sempre che fai parte di una squadra. E che, nonostante
tutto, hai degli amici che tengono a te e che saranno sempre pronti ad
ascoltarti e ad aiutarti. L’unico modo per onorare la memoria di Ren è
continuare a vivere restando la ragazza extraterrestre di cui si era
innamorato-
Detto ciò, senza dare a Barbero il tempo per replicare, si alzò e
tornò all’interno della Fortezza. La ragazza, non riuscendo più a
trattenere le lacrime, sfogò col pianto tutta la rabbia, la
frustrazione e il dolore che sino a quella sera aveva tenuto repressi.
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