Episodio 1 (by
Kurakitsune)
Una pioggia sottile cadeva sulla Fortezza delle scienze, mentre un
assonnato e allo stesso tempo preoccupato dottore se ne stava a
pensare nel suo studio.
- Ehhhh!!- sospirò il dottor Joe Narak - Sono già cinque anni che
questa guerra va avanti, chissà quando e se finirà- il dottore
appoggiò le sue stanche gambe sulla scrivania e continuò il suo
monologo – Ormai la Fortezza delle scienze è l’ultimo baluardo alla
conquista aliena; forse arrendersi alla loro conquista è la cosa
giusta da fare. In un certo senso siamo loro figli…..- questo pensiero
balenò nella mente di Narak solo per un attimo, giusto il tempo per
rendersi conto che ciò che aveva detto era una pazzia.
Certo però il dottor Narak si rendeva conto che la Fortezza delle
scienze non avrebbe potuto resistere in eterno, qualcosa doveva
cambiare, qualcuno doveva tornare.
Pochi secondi dopo Narak chiuse gli occhi cadendo in un stato di
torpore simile al sonno.
Ben presto però il dottore si dovette riprendere; nella base infatti,
si stava diffondendo il suono dell’allarme generale.
– Dottor Narak, presto venga in sala di comando, la Terra sta subendo
un nuovo attacco- la segretaria Tora Shiroi, dopo aver svegliato
completamente il dottore, gli porse il camice ed una cartelletta.
– Tora, qual è la situazione? In quanti ci attaccano? – parlando con
la segretaria, il dottore si diresse verso la sala di comando.
Per arrivare nella sala, Narak e Tora percorsero una lungo corridoio,
reso più stretto ed angusto dalla luce rossa intermittente che nei
momenti di pericolo illuminava gli ambienti della Fortezza delle
scienze.
- Questa volta sono in parecchi – disse Tora seguendo Narak – Ma il
più pericoloso sembra essere come sempre il robot centrale –
- Molto bene- rispose Narak – avete fatto uscire le unità d’attacco ?-
- No dottore, stiamo aspettando il suo "ok"-
Il dottor Narak in quel momento varcò la porta della sala di comando
e, alzando un braccio per farsi vedere da tutti, esclamò – Bene avete
il mio "ok", armate i quattro vettori e cominciate il contro attacco –
La voce metallica che usciva dagli altoparlanti della base incominciò
a scandire i nomi dei quattro piloti – Pilota Shundi Ryoga recarsi
all’uscita 5, pilota Cloe Sephi recarsi all’uscita 4, pilota Keiko
Haru recarsi all’uscita 3, pilota Barbero recarsi all’uscita 2; 30
secondi all’uscita dei vettori –
- Bene ragazze, sembra che tocchi a noi adesso- disse Ryoga sedendosi
nella cabina di pilotaggio e parlando attraverso il microfono –
Cercate di non tamponare nulla mentre fate “manovra” con i vostri
vettori-
- Ah ah ah divertente- nel dire ciò Sephi si allacciò il casco – Se
continui così stasera ti picchio -
-Mmmm, sadomaso, ancora non l’abbiamo provato -
Nel casco dei piloti risuonò forte la voce del dottor Narak – Ragazzi,
concentratevi, meno tre secondi alla partenza-
-Tre !!-
-Due !! –
- Uno !!-
Ryoga accelerando il suo vettore disse – Vettore cinque, lancio-
Sephi inseguendo Ryoga disse – Dove vai tu? Vettore quattro, lancio-
Senza alcuna espressione la fredda Barbero diede lo start al suo
modulo e disse – Vettore due, lancio-
- Haru perché non parti ? - gridò nel microfono il dottor Narak.
- C’è qualcosa che non va, ho una strana sensazione…..come…. un
dejavuu…..-
- Haru parti e falla finita-
Haru sentendo le parole di Narak accelerò anche lei il suo vettore e
disse – Vettore tre, lancio-
I quattro potentissimi aerei da combattimento chiamati vettori,
partirono così dalla Fortezza delle scienze con il compito di
fronteggiare l'attacco alieno.
Nella sala di comando, intanto, il grande schermo visualizzò la
gigantesca sagoma del robot nemico: una gigantesca creatura, uscita da
una quadro di Salvador D’alì, comparì allora sul monitor LCD della
base.
- Ingegner Breto, quali dati ci sono su questa creatura ? - disse
piano Narak.
– Dottore, la creatura, simile ad un grande toro, ha fatto la sua
comparsa nel centro di Roma e attualmente si sta dirigendo a sud;
nella sua avanzata, le truppe aliene ausiliarie spargono del velenoso
nevischio radioattivo sulla città -
- Bene, ci sono altri dati di cui devo essere messo a conoscenza?-
- No nessuno….-
- Per adesso comportiamoci come da procedura; intanto trasmetta i dati
sull’ubicazione del nemico ai vettori, successivamente ingaggeremo uno
scontro convenzionale con la creatura. Mi avverta quando la battaglia
sta per cominciare! -
- Dottor Narak- disse, dopo circa un’ora, l’ingegner Michael Breto
dalla sua postazione –I vettori sono in prossimità del nemico,
disposizioni particolari sulla strategia d’attacco ?-
il dottor Narak, piegandosi verso il monitor per osservare meglio,
disse – Bene Breto, mi metta in contatto con i quattro vettori –
- Subito dottore!-
Narak, prese tra le dita il microfono e mentre con un gesto della mano
ringraziava la sua segretaria per averglielo passato, con voce ferma
impartì gli ordini – Bene ragazzi, l’obbiettivo è in vista, per
attaccarlo dividetevi in due coppie; Barbero e Haru, voi due
attaccherete le truppe di sostegno, Ryoga e Sephi concentratevi sul
robot centrale.Per adesso pensate soprattutto ad eliminare le truppe
spargitrici di nevischio radioattivo, come sapete è particolarmente
nocivo per gli esseri umani – poi il dottore, dopo una piccola pausa,
ripensando ad una frase che usava spesso dire il suo vecchio amico
Kura Kabuto, partito un anno prima, aggiunse - Gli edifici possono
essere riparati, la vita umana una volta persa è persa per sempre-
I quattro piloti confermarono di aver ricevuto gli ordini e si
divisero all’istante in due coppie.
La facilità nel far fuori gli alieni d’appoggio non venne corrisposta
da una altrettanta semplicità nell’eliminare il robot nemico centrale.
La bestia robotica aliena, nonostante i continui attacchi, prima della
coppia Ryoga-Sephi e poi dell’intera squadra mandata in missione, non
veniva mai demolita completamente.
Certo, i danni si susseguivano sulla sua corazza ma, dopo poco si
rimarginavano.
Narak ,preoccupato, si ritrovò nuovamente ad impugnare il microfono,
questa volta più agitato che mai disse – Allora che succede ? Qui ci
segnalano che il robot rimargina i danni…è possibile?-
- Effettivamente è così….- disse fredda Barbero, il discorso venne
continuato da Sephi – Gli strumenti ci confermano gli avvenuti
contatti tra i proiettili ed il nemico ma una attenta analisi visiva
fa riscontrare che praticamente non hanno alcun effetto, attendiamo
ordini….- le parole del pilota furono interrotte dall’allarme della
Fortezza delle scienze.
Tora, dopo aver ascoltato le comunicazioni interne, andò subito a
riferire al dottor Narak la situazione – Dottore, qualcuno si è
introdotto nella base, la cosa più strana è che il sistema di
sicurezza automatico non risponde e le guardie non riescono ad
intercettare l’intruso… sembra conoscere in anticipo i nostri
movimenti-
- Adesso dove si trova?- si informò il dottore
- Dottore, mi correggo, non c’è un solo intruso, sono due, attualmente
uno si sta dirigendo verso la zona di lancio dei vettori e l’altro si
dirige qui!!!-
- Date disposizione alle guardie di….- il dottor Narak non ebbe il
tempo per finire la frase che la porta della sala di comando si aprì
rivelando l’intruso.
- A volte- disse la presenza – Quando si è in difficoltà, la
situazione può precipitare verso l’abisso, oppure, in certi casi, può
arrivare la cavalleria; la domanda a cui dovete rispondere ora è:
questa storia si concluderà con un lieto fine o una rovinosa caduta?-
quando l’intruso si diresse, nello sgomento generale, verso il dottor
Narak tutti si accorsero che la sua figura era certamente umana.
Arrivato ad una certa distanza dal dottore, l’uomo continuò il suo
discorso – Fortunati voi, per adesso prevedo un lieto fine….-
Quando Narak capì chi fosse a parlare le gambe quasi gli si piegarono
sotto il peso del corpo.
- Professor Kura Kabuto, è più di un anno che manca dalla base- fu la
segretaria di Narak a rompere gli indugi e a parlare per prima, poi
continuò – Aveva detto che entro due mesi sarebbe tornato dal
Giappone, non crede di essere un tantino in ritardo?-
Kabuto, con un largo sorriso e con una voce simile a quella con cui si
corregge un bambino, disse – Io non sono mai in ritardo, arrivo
esattamente quando voglio arrivare; e poi fino ad ora sembra che ve la
siate cavata bene-
Mettendo una mano sulla spalla di Narak, Kabuto prese il microfono con
cui il dottore era solito dare gli ordini ai vettori d’attacco e, dopo
essersi schiarito la voce, gridò nel microfono -Vettore uno pronto per
uscire, Blecs Jects parti adesso-
Il pilota sconosciuto, che tutti avevano capito chiamarsi Blecs Jects,
accelerò il vettore uno e volò fuori dalla Fortezza delle scienze.
Dopo qualche secondo che il vettore ebbe lasciato la Fortezza il
professor Kabuto, sedendosi a gambe incrociate sulla scrivania ed
avvicinando le punta dalle dite tra di loro, cominciò ad analizzare la
situazione.
- Cari colleghi- esordì il professore –Prima ho visto la situazione
dando una occhiata allo schermo centrale, adesso vi chiedo, su quali
dati, solidi e sicuri, possiamo lavorare per creare una strategia
vincente?-
- Il robot può essere danneggiato a quanto ci dicono i nostri
strumenti- disse l’ingegner Breto continuando a fissare lo schermo.
-Perfetto- rispose Kabuto – Poi quali altri dati abbiamo?-
Narak prese allora la parola - I danni si rigenerano spontaneamente,
senza un motivo apparente, il robot nemico sembra essere.....Vivo -
- Ma, effettivamente, il nostro nemico non è composto da materiale
organico, nel caso basterebbe una semplice spettrografia per sapere se
è fatto di carne o di metallo- il professore fece una breve pausa e
poi disse – Ma posso affermare senza ombra di dubbio, che la
tecnologia bio-meccanica è qualcosa che, per adesso, appartiene solo
alla razza umana; gli alieni usano robot fatti con parti meccaniche ed
elettroniche ricoperte da pelle sintetica -
- Vorrei precisare professore- disse la segretaria Tora – Che per
adesso la tecnologia bio-meccanica è solo montata sui vettori, ma
ancora non è funzionante al 100%-
- Fino ad ora, Tora, fino ad ora, ma oggi forse…- fece una pausa e poi
continuò – Ritornando all’analisi del nemico, appurato che è di
metallo solido e distruttibile, quante possibilità ha la materia
inerte di auto-rigenerarsi senza interventi esterni di riparazione?-
L’ingegner Breto si alzò dalla sua postazione e rispose – Nessuna,
ovviamente-
- Quindi, proviamo a pensare a come la materia possa crearsi dal
nulla- Kabuto scese dalla scrivania e cominciò a passeggiare in mezzo
alla sala – Ragionando in maniera non lineare- disse quasi tra se e se
– Ma, tenendo fermo il concetto che la materia non si crea dal nulla,
potrei ipotizzare che il robot nemico abbia montato a bordo un sistema
che gli permette o di far tornare indietro nel tempo le parti del suo
corpo danneggiate, o, utilizzando la teoria del multiverso, che il
nemico esista contemporaneamente in più realtà, ed ogni volta che
viene distrutto non faccia altro che “pescare” i pezzi integri da
realtà parallele alla nostra; ovviamente sono solo teorie….-
Jects, avvertendo del suo arrivo in prossimità del nemico, interruppe
il discorso del professore.
Kabuto, sentito il messaggio di Jects, riprese in mano il microfono
per comandare direttamente le azioni belliche.
- Ragazzi mi sentite ? - disse Kabuto.
- Si, la sentiamo, e abbiamo ascoltato anche le spiegazioni su come il
nostro avversario potrebbe rigenerarsi- rispose Ryoga.
- Bene, per quello che voglio fare però non potrete agire come vettori
separati, adesso che abbiamo il quinto componente possiamo utilizzare
la tecnologia bio-meccanica -
- Cosa dobbiamo fare professore?- intervenne Sephi.
- Voi nulla, faremo tutto noi dalla base- detto ciò, Kabuto caricò sul
pc della sala di comando un nuovo programma per gestire la tecnologia
bio-meccanica studiata anni prima dal dottor Narak.
Riaprì la comunicazione con i piloti e disse – Ragazzi, pensate
intensamente di unirvi al vettore numero uno-
I quattro piloti pensarono, come detto dal professore, di unirsi al
vettore numero uno. I loro mezzi cominciarono a fremere ed a bruciare
dall’interno, le cellule, integrate alle parti meccaniche, guidate
dagli impulsi elettrici e dai pensieri dei piloti, seguirono la
volontà di chi le comandava e guidarono i vettori meccanici ad unirsi
tra di loro.
Il professor Kabuto, battendo le mani davanti al petto, diede un nome
a quella combinazione di vettori– Unione Aiki, l’albero spirituale!!!-
I cinque vettori separati, completata l’unione, lasciarono il posto ad
una creatura antropomorfa: alta come il robot nemico, con membra
slanciate, una testa aguzza ed escrescenze ossee fuoriuscenti dalle
ginocchia e dai gomiti ; si muoveva con movimenti simili a quelli
umani.
Jects, comandando con i suoi pensieri la creatura, la scagliò ad alta
velocità contro il nemico.
Il forte impatto, tra il pugno alleato e la testa nemica fece staccare
quest'ultima dal corpo taurino dell’avversario ma, poco dopo, un
bagliore sul corpo della bestia robotica preannunciò la rigenerazione
della testa.
Vedendo questo sul grande schermo della sala di comando il professor
Kabuto scattò in piedi e gridò – Jects, colpisci la parte che si
illumina, lì si trova il meccanismo di rigenerazione-
Jects, recepite le parole del professore, infilò la mano dell’ Aiki
dentro il nemico e gli strappò via la fonte del potere rigenerante.
Con un salto all’indietro si portò poi a debita distanza dalla bestia
meccanica per dargli il colpo di grazia.
Pensando ad una lama ossea, questa si materializzò nella mano dell’
Aiki. Bastò un ulteriore pensiero del pilota, per separare la parte
destra dalla parte sinistra del corpo del nemico, mentre l’automa
eseguiva l’ordine, Jects emise un potente urlo.
Un grande applauso risuonò spontaneo nella sala di comando, il
professor Kabuto sorrise e, parlando ai cinque piloti, diede loro
l’ordine di ritornare alla Fortezza delle scienze.
Un’ora dopo erano tutti riuniti in un grande salone per le
presentazioni.
Il professore presentò a tutti il nuovo pilota - Lui- disse Kabuto
indicando Jects – E’ Blecs Jects. L’ho trovato in Giappone in un
tempio di Buddismo Esoterico ed è grazie a lui che ho perfezionato la
tecnologia bio-meccanica. E' un ragazzo occidentale che, allo scoppio
della guerra con gli alieni, si trovava in Giappone per studiare, è
stato ospitato nel tempio e, grazie alla conoscenza dei monaci, ha
accuito i suoi sensi ed espanso la sua mente, come d'altronde ho fatto
anche io, durante la mia assenza...-
Intervenne allora il dottor Narak – Certo Kabuto, ecco cosa mancava al
progetto Ki robot, la consapevolezza interiore dei piloti-
- Si Narak, nei nostri studi abbiamo perfezionato le parti meccanica e
integrato ad esse parti biologiche, ma separate non funzionavano. Il
programma che ho sviluppato trasforma i pensieri del pilota in impulsi
elettrici, andando ad influenzare e, di fatto, comandare le parti
biologiche inserite sui vettori -
- Come d’altro canto succede nel corpo umano, in cui il cervello
comanda il corpo - aggiunse la dottoressa Jessy Alwey, capo del
personale medico.
- Precisamente, in più i vettori oltre ad essere potentissimi aerei da
combattimento, come avete visto, combinandosi tra loro danno origine
al Ki robot. Quest’ultimo è un robot capace di assumere forme
differenti in base al pilota che ne governa la mente - disse il
professor Kabuto.
Emi, la sorella del professor Kabuto, si fece largo tra la folla ed
esclamò – Ben tornato Kura, noto, dal tuo modo di parlare, che la
permanenza in Giappone ha un po’ cambiato il tuo animo pratico,
rendendoti un po’ più attento ai problemi dell’anima…. – Kabuto,
andando ad abbracciare la sorella, rispose – Sai Emi, penso che tu
abbia ragione. Dopo tutto, lo studio sulla nuova tecnologia, mi ha
insegnato che spesso, oltre a dedicarsi ai pezzi elettronici, bisogna
porre attenzione anche alla mente, o se vuoi all’anima, di colui che
poi utilizzerà il tutto- Kabuto fece una pausa, poi disse – Ma adesso
basta parlare, divertiamoci fino a quando il nemico ce lo permette!!!
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La festa continuò per tutta la notte con balli e canzoni, lasciando i
partecipanti stanchi ed ubriachi; tanto è, che tornati nei loro
alloggi, tutti o quasi si abbandonarono ad un sonno senza sogni.
Solo uno degli abitanti della Fortezza sognava, e nei suoi sogni donne
algide dal fisico esile lo invitavano ad unirsi a loro, a combattere
per la loro causa, a tradire la razza a cui apparteneva per nascita.
Con questo pensiero e con la sensazione che la ferita che gli alieni
invasori gli avevano lasciato sul viso bruciasse, l’ingegner Breto si
svegliò e, guardando fuori dalla finestra, intravide, tra le grigie
nuvole, non solo una splendente alba ma anche una nuova speranza.
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