-TESI-
Da chi non lo comprende o,più semplicemente ,non lo legge,il fumetto
non solo non viene apprezzato ma addirittura in casi più estremi ,viene
persino osteggiato.
Tuttavia non è sempre stato così.
Durante la seconda metà del 1900 il fumetto era da molti considerato
come l’ unica forma d’arte ancora praticata.
Ecco perché Roy Lychtenstein-uno dei massimi esponenti della pop art
assieme al piu noto Andy Warhol-decise di improntare il suo stile
sul genere fumettistico.
E’ ciò che traspare da uno dei suoi dipinti più noti ‘M-MAYBE’,il
ritratto in chiave fumettistica di una bella ragazza dai capelli di
un innaturalegiallo paglierino.
Difatti i colori utilizzati per colorare la tavola-una singola vignetta
ingigantita in maniera esponenziale-si limitano al giallo,al blu e
al rosso brillanti.
L’ incarnato della pelle della protagonista –che normalmente si otterrebbe
mediante la retinatura-appare non solo irreale ma addirittura sgradevole
allo sguardo a causa dell’insolito ed esagerato ingrandimento.
Se in un primo momento le opere di Lichtenstein sarebbero potute apparire
un po’ futili o per lo meno strane non c’ è comunque da dimenticare
il messaggio della pop art e la sua continua denuncia verso canoni
sociali votati alla forma,al colore e al consumismo sfrenato.
Anche se grazie alle sole sue opere c’ è da dire,però,che quello fu
un periodo decisamente propizio per il fumetto in genere che grazie
a questa inaspettata pubblicità fu sotto gli occhi delle ‘ persone
che contano ’ per diverso tempo .
Tuttavia con l’avvento dei cartoni animati americani e i relativi
giornalini umoristici la gran parte dei consumatori relegò l’idea
del fumetto al mero intrattenimento infantile.
Ecco perché al giorno d’oggi è ormai di uso comune nelle reti televisive
occidentali sottoporre i cartoni animati a censure per renderli idonei
ad un pubblico infantile.
Questo accade unicamente perché i cartoni animati che noi europei
concepiamo come indirizzati ai ragazzini, in madre patria-il Giappone-
vengono pensati soprattutto per un intrattenimento indirizzato ad
una fascia di pubblico più alta,spesso dai 14 anni in su per via dei
contenuti troppo complessi.
E’ questo il caso di Evangelion,anime che vide la sua prima messa
in onda in Giappone nel 1996-ricorre quindi il suo decimo anniversario
proprio quest’anno-
Anime sul quale si dibatte da ben 10anni senza esserne riusciti a
comprendere pienamente la trama e la psiche dei protagonisti principali.
26 indimenticabili puntate di un anime da tutti definito storico e
con il quale le produzioni animate successive hanno dovuto confrontarsi
uscendone comunque sconfitte sotto parecchi aspetti.
Lo stesso regista,Hideaki Anno,è da sempre stato estremamente evasivo
nei riguardi di possibili spiegazioni sulle trama e sui suoi protagonisti.
Apparentemente Evangelion si presenta come l’ennesimo cartone animato
incentrato sulla battaglia tra Bene e Male impersonificati rispettivamente
da esseri umani a bordo di enormi robot iper tecnologici e alieni
terrificanti dediti alla distruzione del nostro pianeta.
Antefatto
Nell’ anno 2000 un enorme meteorite si abbatte sull’Antartide facendo
sciogliere quasi istantaneamente l’intera calotta glaciale.
Il livello del mare aumenta in maniera esponenziale e gran parte delle
terre emerse viene sommersa.
L’asse terrestre si inclina ulteriormente causando uno sconvolgimento
delle stagioni. La popolazione mondiale viene irrimediabilmente dimezzata.
E’il Second Impact-in relazione al First Impact quello cioè che estinse
i dinosauri-
Ciò che gran parte della popolazione non sa è però che a causare l’esplosione
non è stato un meteorite entrato nell’orbita del nostro pianeta ma
il contatto tra una spedizione di scienziati in Antartide e un misterioso
essere alieno.
Per i successivi quindici anni l’umanità si attrezza in attesa del
successivo attacco alieno.
Nel 2015 il nemico torna…ma questa volta la popolazione terrestre
e’ pronta al contrattacco!
Le unità Evangelion-enormi robot in base organica create utilizzando
parte del dna dell’alieno e pilotate da dei veri e propri ragazzini-sono
l’unica arma in grado di contrastare la minaccia aliena.
Ciò che si comprende dopo i primi due episodi di Evangelion è,però,che
realtà la battaglia tra terrestri ed alieni è solo il pretesto per
affrontare tematiche ben più profonde che spaziano dalle questioni
teologiche a quelle psicologiche per giungere alla vera e propria
disquisizione filosofica.
Indubbiamente l’approfondita psiche dei tre protagonisti principali
ben si presta a tali argomentazioni in quanto è così ben impostata
da risultare a dir poco realistica.
Non a caso si tratta di personaggi estremamente complessi e risulterebbe
alquanto complicato descriverli appieno.
Mi limiterò quindi a discuterne in relazione agli argomenti di cui
ho deciso di parlare nel mio percorso.
Ad esempio Shinji,il protagonista della serie,il pilota dell’unità
evangelion 01, è certamente uno dei personaggi più complessi in cui
sia possibile imbattersi…nella realtà e non.
In un forum adibito alla discussione di tale argomento mi è capitato
di leggere un post di qualcuno che si dichiarava convinto del fatto
che se Freud avesse incontrato Shinji avrebbe cambiato mestiere!
Effettivamente per definire appieno Shinji bisogna utilizzare una
parola di origine giapponese ormai entrata nel vocabolario comune.
Shinji può essere definito Otaku in quanto in giapponese l’otaku è
colui che si chiude in se stesso rifiutando contatti con la società
e gli individui dedicandosi unicamente ad una sua passione o attitudine.
Shinji,inizialmente, potrà esternamente apparire come uno Stoico.
Sempre pronto ad obbedire a qualunque tipo di ordine senza nemmeno
domandarsi per un attimo se lo desidera davvero.
Più di una volta gli viene chiesto di abbandonare il suo compito e
di andar via se è questo che desidera in realtà.
Shinji sembra accettare ma poi,in un secondo momento torna sempre
sui suoi passi,pronto a riprendere ciò che aveva abbandonato.
Lo stoicismo di Shinji è particolarmente evidente nei primi episodi
dell’anime dove nonostante le atroci sofferenze il ragazzo continua
a svolgere il compito per il quale è stato scelto senza tirarsi indietro.
Il suo è però uno stoicismo dettato da un’unica ragione.
Sappiamo che per Seneca e gli stoici questa ’ filosofia di vita ’
era la strada per il raggiungimento dalla saggezza.
Per Shinji invece lo scopo finale è l’apprezzamento altrui.
Difatti,ciò che più gli preme è in realtà l’essere amato e apprezzato
dai suoi simili che,in passato,lo hanno abbandonato o peggio ancora
lo hanno considerano inutile.
E’ il problema principale di un po’ tutti i protagonisti di Evangelion
i quali ogni mattina si svegliano e indossano una maschera che nasconde
allo sguardo esterno il loro vero Io,la loro reale personalità in
favore di un’ identità fasulla,che mostra agli altri un individuo
che in realtà non esiste.
Ciò traspare chiaramente in un monologo interiore del protagonista
nel sedicesimo episodio,intitolato,non a caso ‘Malattia mortale e
poi…’durante il quale possiamo ascoltare il seguente dialogo…
A"Chi sei?"
B"Shinji Ikari."
A"Quello sono io."
B"Io sono te. Ciascun individuo ha dentro se stesso un altro
se stesso. Ogni individuo è in effetti costituito da due diversi se
stessi."
A"Due se stessi..."
B"Il se stesso che è soggetto osservante e il se stesso che è
soggetto osservato. Ogni oggetto di osservazione ha però natura molteplice,
ed esistono quindi molteplici Shinji Ikari. Lo Shinji Ikari che è
dentro il tuo animo, lo Shinji Ikari che è nell'animo di Misato Katsuragi,
lo Shinji Ikari dentro Asuka Soryu, lo Shinji Ikari dentro Rei Ayanami,
lo Shinji Ikari dentro Gendo Ikari. Ognuno di essi è un diverso Shinji
Ikari, ma sono tutti il vero Shinji Ikari."
Nel dialogo si fa chiaramente riferimento alle diverse identità di
un’unica persona:si parla infatti del soggetto che siamo soliti definire
‘io’ ,il ‘soggetto osservante ’ e del soggetto ‘visto’da chi ci sta
intorno,ossia ‘ il soggetto osservato ’ chiaro riferimento alla teoria
delle maschere di Luigi Pirandello.
Ciò che capita a Shinji è ciò che capita ai protagonisti delle opere
dello scrittore i quali,un pò dalla società,un po’ dal loro naturale
modo di porsi di frante agli altri individui,sono portati ad assumere
atteggiamenti che in realtà non vorrebbero assumere.
Quello che principalmente preoccupa Shinji è rappresentato da ciò
che gli altri pensano di lui,ciò che teme è l’esistenza dei vari ‘se
stesso ‘ che non può controllare perché in ‘ possesso ‘ degli altri
individui sui quali lui non ha alcun potere.
Tutte le sue energie vengono impiegate nelle creazione e,successivamente,nella
salvaguardia dell’ immagine rivisitata di se stesso che abitualmente
offre al mondo esterno.
Nascondere il proprio ‘io’ agli occhi del mondo sembra essere comunque
la più grande preoccupazione dei protagonisti di Evangelion i quali,durante
la loro infanzia hanno subito traumi che li hanno traumatizzati irrimediabilmente-sono
addirittura in tre ad aver assistito con i propri occhi alla morte
dei propri genitori quando erano solo dei bambini-
In realtà l’intero percorso della serie di Evangelion altro non è
che il percorso dei singoli personaggi verso l’auto affermazione dei
propri verri ‘io’ rappresentato dal momento in cui riusciranno a parlare
liberamente e sinceramente
Durante le ultime due puntate tutti gli altarini vengono svelati,tutti
i protagonisti,per una volta,abbandonano le maschere così duramente
create per nascondere le loro vere identità ,finalmente svelano allo
spettatore,e indirettamente agli altri personaggi dell’ anime,il loro
vero io senza più ostacoli né protezioni di nessun tipo.
Uno alla volta,sul palco di un teatro deserto,seduti su una sedia
illuminata da un faretto i protagonisti si svelano poco alla volta,liberandosi
una volta per tutte di quella pesante e scomoda maschera impostagli
dalla società e dalla storia che avevano alle spalle
In realtà,alla fine,tutta la serie,si rivela essere la narrazione
della crescita psicologica dei suoi protagonisti e in particolare
di uno,Shinji Hikari.
Filosoficamente parlando,Evangelion offre parecchi spunti di riflessione
riconducibili
a diversi autori.
Principalmente ci si rifà al pensiero di Schopenhauer e alla sua idea
del dolore come mancanza…ossia dolore causato dall’ assenza di qualcosa
e tutti i personaggi,a loro modo,subiscono l’assenza di questo ‘ qualcosa
‘.
Probabilmente,ciò che manca a tutti i personaggi è la presenza di
una figura guida,soprattutto ai protagonisti principali che sono cresciuti
privi di genitori e quindi senza quell’affetto incondizionato e privo
di secondi fini che sono soliti darci indifferentemente nostro padre
e nostra madre.
Più ampiamente,e quindi associabile anche ai protagonisti più adulti
della serie,la mancanza in questione è l’incapacità di relazionarsi
con il prossimo e di dare la propria fiducia ad alcuno.
Il desiderio di relazionarsi con i propri simili ma allo stesso tempo
la paura di venire feriti da questi ultimi crea in tutti i personaggi
un comprensibile disagio che in uno dei primissimi episodi viene definito
‘ il dilemma del porcospino ’
-il Porcospino vorrebbe tanto fare amicizia con i propri simili,tuttavia,il
suo ‘ essere ‘ porcospino gli e lo impedisce in quanto i suoi aculei
feriscono coloro a cui prova ad avvicinarsi e la stessa cosa capita
a lui quando qualcun altro prova lo stesso desiderio nei suoi confronti.
Tutta la vita non è altro che un avvicinarsi ed allontanarsi gli uni
dagli altri finchè non si trova una distanza tale da non ferirsi a
vicenda-
Anche il filosofo Kierkegaard occupa un posto d’ onore nella trama
di Evangelion.
Addirittura a lui e al suo pensiero si fa riferimento non solo grazie
ad alcuni riferimenti sparsi qua e la lungo l’intera serie ma anche
grazie al titolo del sedicesimo episodio ‘ Malattia Mortale e poi…
‘ che io giudico come una sorta di omaggio del regista della serie
al filosofo danese.
Durante l’intera serie si può facilmente notare come il protagonista
eviti accuratamente ogni tipo di scelta.
Come ho già sottolineato in precedenza parlando di stoicismo,Shinji
è solito obbedire a qualunque ordine gli venga dato,evitando così
l angoscia di dover scegliere tra ciò che è più giusto fare e ciò
che invece non lo è.
Credo sia dunque scontato un parallelo tra la sua ’ filosofia di vita
‘e quella di Kierkegaard la cui filosofia è largamente incentrata
sulla difficoltà di prendere delle decisioni ben precise e alla possibilità
di qualunque scelta.
Il modo di comportarsi di Shinji lo si potrebbe quasi associare all’idea
della vita religiosa nella quale l’uomo può esimersi dal fare qualunque
tipo di scelta in quanto c’ è già Qualcuno che decide per lui.
Per quanto riguarda Nietzsche e il suo Oltreuomo….
Se è vero che il superuomo è colui che riesce ad accettare la realtà
dionisiaca e tragica dell’esistenza,porsi come volontà di potenza
e accettare la realtà e abbandonare il concetto metafisico di anima
preferendo vivere come corpo ed esserne soddisfatto…allora è proprio
ciò che Shinji diventa nel finale della serie.
Tutto quell’angosciarsi ed affliggersi…scappare e poi ritornare alle
proprie responsabilità…avvertire la mancanza di qualcosa di fondamentale
nella propria esistenza…tutto viene svelato nel finale della serie.
Shinji ha la possibilità di annullare quei vuoti dell’anima che per
tutta la vita hanno addolorato lui e i suoi simili.
Shinji può scegliere di diventare un essere superiore,una sorta di
divinità.
Se lo Shinji posto di fronte a questa eventualità fosse stato quello
incontrato agli inizi della serie probabilmente avrebbe accettato
l’ offerta senza remore.
Ma lo Shinji in questione ha subito una mutazione….
Shinji ha preso coscienza dei propri diritti e della propria volontà,ha
superato l’idea che vi fosse una morale unica e preimpostata,ha formulato
e seguito i suoi valori personali e soprattutto ha ripreso coscienza
del suo attaccamento alla terra prendendo coscienza della propria
appartenenza alla specie umana al di là di ogni concetto metafisico
che avrebbe potuto allontanarlo dal suo essere corpo e non solo anima.
Shinji per la durata dei 26 episodi della serie ha seguito il suo
personale percorso che lo ha portato ad accettare la vita,il prossimo
e infine se stesso.
Shinji ha imparato ad accettare ciò che prima disprezzava,ha imparato
soprattutto che tra tutti i mondi possibili il suo probabilmente è
l’unico ‘ vivibile ‘ nonostante il dolore e la sofferenza provata
nel contatto e nello scontro con il prossimo.
Shinji ha superato il dilemma del porcospino.
Shinji è diventato superuomo.
Ciò che traspare subito in Evangelion è la massiccia parte che la
componente religiosa occupa ai fini della trama.
Chiari riferimenti alla religione cristiana o,ancor di più,a quella
ebraica sono disseminati un po’ ovunque lungo tutta la serie.
Abbiamo ad esempio la presenza dei nemici alieni che in realtà nell’
anime non vengono definiti alieni ma bensì Angeli-cosa che sconvolge
la comunità cattolica ad ogni nuova messa in onda dell’anime!!-.
Abbiamo la Lancia di Longinus-la quale si dice sia stata la lancia
con cui il centurione Longino abbia colpito Cristo sulla croce per
porre fine alle sue sofferenze-
Abbiamo le Pergamene del Mar Morto-che per l’intera durata della serie
vengono definite anche ‘copione’ e alle quali sembra obbedire lo svolgimento
degli eventi ,l’ Albero della Vita- che il protagonista sembra risalire
durante l’evolversi della trama-,i continui riferimenti alla Cabala
e,soprattutto,abbiamo Lilith,importantissima nella parte conclusiva
della serie.
Ciò che sconvolge i ben pensanti penso sia però il fatto che nell’ambito
dall’ anime tali simboli religiosi assumano connotati assolutamente
corporei,senza la minima evanescenza né la sacralità alla quale siamo
abituati dalla nostra religione.
Capita spesso infatti che nei forum adibiti alla discussione di tale
argomento si gridi allo scandalo ogni tal volta si parla di Evangelion.
Se però si persevera nel vedere nella religiosità di Evangelion una
componente blasfema,c’ è da dire che sono in molti a vedere Evangelion
come una delle pochissime opere in cui due religioni trovano dei punti
di contatto tali da servire allo svolgimento di un'unica trama.
Stefania Mari VB 2005-06
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