Sabato
pomeriggio. Finalmente ce l’aveva fatta! Hanamichi era riuscito
ad ottenere un appuntamento da Haruko. Il primo, dopo due
mesi che lui le chiedeva di uscire.
“Però, ce ne hai messo di tempo per dirmi di sì, Harukina
mia! Be’, meglio tardi che mai!” pensò tra sé e sé il ragazzo,
mentre stava già pregustando la bellissima serata che avrebbe
trascorso in compagnia della sua amata.
L’appuntamento era alle 19:30 ai giardini pubblici che si
trovavano proprio a pochi minuti di distanza da casa sua.
I due sarebbero andati a mangiare qualcosa insieme e poi avrebbero
fatto una passeggiata in centro.
Il ragazzo era ancora indeciso su ciò che avrebbe indossato:
forse sarebbe stato il caso di mettere qualcosa di elegante
una volta tanto, ma pensò che non si sarebbe sicuramente sentito
a suo agio, quindi alla fine optò per un completo sportivo,
ma di buon gusto.
Lo provò davanti allo specchio e, guardandosi, si ritenne
soddisfatto: era sicuro che avrebbe fatto un’ottima figura
con Haru-chan!
Quindi se lo tolse e lo ripose sulla sedia vicino alla sua
scrivania, per non rovinarlo: lo avrebbe indossato solo pochi
minuti prima di andare via.
Diede un’occhiata all’orologio: le 18:15. Aveva a sua disposizione
circa un’ora prima di uscire; allora decise di rilassarsi
un po’ e si distese sul letto.
Era abbastanza stanco, quella era stata una settimana davvero
faticosa perché con la sua squadra di basket aveva seguito
allenamenti più pesanti del solito, in vista di una partita
molto importante. “Mi sdraio qualche minuto, poi una bella
doccia e…via! Se riuscirò a riposarmi un po’ arriverò all’appuntamento
ben rilassato…” … giusto il tempo di finire la frase e si
addormentò: la stanchezza accumulata durante la settimana
aveva avuto il sopravvento. Passarono alcuni minuti. Il ragazzo
non riusciva a riposarsi tranquillamente: era piuttosto agitato
e in poco tempo passò da un sonno profondo ad uno stato di
dormiveglia.
“Aiuto … aiutatemi!”.
Una voce. Una voce disperata che implorava aiuto. Egli sentì
una voce che gridava supplicante. Ma … da dove veniva?
Quella voce gli era piuttosto familiare anche se in quel momento,
completamente in preda al panico non riusciva a capire a chi
appartenesse … sembrava tutto molto, molto strano e confuso.
Contemporaneamente, vide strane ed indecifrabili immagini
che gli si proiettavano davanti, ad una velocità sorprendente
ma essendo ancora in dormiveglia non capì bene ciò che stava
succedendo. Improvvisamente si svegliò di soprassalto; il
cuore gli batteva come impazzito, la sua fronte era bagnata
di sudore e il respiro era affannato.
“Accidenti!”. Le 18:55. Possibile? Gli sembrava di aver dormito
solo per pochi minuti …
Restò immobile a fissare il soffitto, i suoi occhi erano socchiusi.
“Che strano sogno … quelle grida d’aiuto erano strazianti,
degne di un film dell’orrore! … per fortuna tra poco vedrò
la mia Harukina!” In preda a quel pensiero, si alzò dal letto
e raggiunse il bagno in fretta e furia, doveva sbrigarsi se
non voleva arrivare tardi! Sotto l’acqua tiepida continuò
a pensare al sogno fatto poco prima e dopo alcune riflessioni
uscì dalla doccia, si asciugò per bene e avvolto da un asciugamano
bianco, tornò in camera sua. Uno sguardo all’orologio: le
19:15! “ Sarà meglio che io mi sbrighi a vestirmi, non vorrei
arrivare in ritardo!”. Un’ultima occhiata allo specchio prima
di uscire e si avviò verso i giardini.
Il ragazzo arrivò contemporaneamente ad Haruko. Lei lo riempì
di complimenti per il suo look e lui notò che anche la sua
amata era vestita particolarmente bene quella sera. Decisero
di avviarsi subito verso il ristorante presso il quale avevano
prenotato; durante il tragitto Haruko chiacchierò ininterrottamente
ma lui era decisamente distratto. La sua testa sembrava essere
da tutt’altra parte, infatti stava ancora pensando a quanto
era accaduto pochi minuti prima a casa sua. Anche durante
la cena egli non partecipò attivamente alla conversazione
con la ragazza, limitandosi a rispondere a caso alle domande
che lei gli poneva.
Questo suo comportamento destò preoccupazione in Haruko. “Hanamichi,
ma…mi stai ascoltando? Ti ho chiesto se preferisci andare
in centro a passeggiare o al cinema a vedere un film … è tutta
la sera che guardi nel vuoto e mi rispondi a monosillabi …
ma che cos’hai?” Lui non sapeva se coinvolgerla o meno in
quello strano fatto. La guardò per qualche secondo, poi guardò
il proprio piatto, realizzando di non aver mangiato quasi
niente…la guardò nuovamente e in quel momento una strana sensazione
lo pervase in tutto il corpo … qualcosa di orribile, sicuramente
riconducibile al terribile sogno fatto nel pomeriggio. Il
sogno. Che orrore quelle grida. Qualcuno si trovava in pericolo.
Ad un tratto Hana si alzò di scatto dal proprio posto: “Forse
è meglio concludere qui la nostra serata. Mi spiace Haruko
ma temo di non sentirmi molto bene e …”
“Non c’è bisogno che tu aggiunga altro. Non vedo perché tu
abbia insistito tanto per uscire con me se non ti interesso.
Stai pensando a qualcun’altra e si vede, Hanamichi. Lo capisco
dal tuo sguardo … hai gli occhi persi in chissà quale dimensione
… be’ chiunque lei sia, la invidio perché ho capito che sei
un ragazzo speciale…” Ma quale altra ragazza? Il rossino rimase
sbigottito dalla reazione di Haruko ma era troppo distratto
e turbato dagli avvenimenti del pomeriggio, per imbastire
un discorso con lei, quindi si avviò verso la cassa per pagare
il conto mormorandole solo poche parole: “No, Haruko … non
è affatto come pensi … ”.
Ma la ragazza era già uscita dal locale con le guance rigate
dalle lacrime prima che lui potesse pronunciare altre parole.
Il ragazzo si incamminò tristemente verso casa. “Devo essere
impazzito … scaricare Haruko in questo modo … al nostro primo
vero appuntamento per giunta!” Dopo pochi minuti e molti pensieri,
egli si ritrovò davanti a casa ed entrò. Quella sera era da
solo perché sua madre aveva alcuni impegni di lavoro e non
sarebbe tornata che il mattino seguente. Si avviò verso la
sua stanza e, stanchissimo, si coricò sul letto. “Maledizione!
Vorrei proprio sapere perché durante la cena mi è tornato
in mente quel dannato sogno … mi sono comportato da perfetto
idiota con Haru-chan … ” Senza neanche avere il tempo di togliersi
i vestiti, completamente sfinito e dispiaciuto per l’accaduto,
si addormentò.
“Aiuto… !!! Aiutatemi!!!!!!”… questa volta le immagini erano
un po’ più dettagliate: un aereo che decollava, poi il fuoco,
tante persone agitate … e Haruko, disperata, prigioniera nell’incendio
che implorava aiuto. Infine un’esplosione ed un terribile
boato. “AAAAAhhhhhh!!!!!!!!” un grido squarciò il silenzio
della notte. Hana si svegliò di soprassalto, sudatissimo e
in preda al panico. Era successo di nuovo … il sogno adesso
era un po’ più chiaro … e questa volta aveva visto chiaramente
che la protagonista di quelle scene strazianti era proprio
la sua amata.
Gli occhi sbarrati, un senso di confusione e di smarrimento
… Ancora scosso dal sogno, si alzò, andò in cucina e si versò
del latte in un bicchiere … rimase lì per un po’ e poi tornò
in camera sua. Si spogliò, si mise il pigiama e si infilò
nuovamente nel suo letto dove tentò invano di riaddormentarsi.
Il giorno successivo, durante gli allenamenti, Hana era più
distratto del solito: era decisamente turbato dai fatti avvenuti
il giorno prima. Chiese il permesso al capitano Takenori Akagi,
fratello maggiore di Haruko, di assentarsi un attimo con la
scusa di dover andare in bagno ma in realtà aveva bisogno
di rinfrescarsi le idee e di ritrovare la concentrazione perduta.
Arrivato allo spogliatoio fece per entrare ma, non appena
sentì che c’era qualcuno all’interno della stanza, si bloccò
sulla porta. Yasuda e Kakuta, altri due componenti della squadra
stavano parlando con un tono preoccupato: “Hai sentito la
novità del giorno?” fece uno dei due. “Già è assolutamente
fantastico!” gli fece eco l’altro. “Ma d’altronde potevamo
anche aspettarcelo … il nostro capitano è bravissimo e si
poteva immaginare che prima o poi sarebbe stato chiamato a
giocare nella NBA … in America!!”
Hanamichi entrò improvvisamente rivolgendosi ai due ragazzi:
“Cos’avete detto?? Il capitano va a giocare in America??!
Voglio sapere ogni dettaglio!! Su, parlate, brutti idioti,
prima che vi spacchi il grugno!” Sorpresi dalla reazione esagerata
del loro compagno, i due si guardarono stupiti.
“Calma, Hanamichi! E poi da quando ti interessa quello che
fa il nostro capit…” Yasuda non fece in tempo a finire la
frase. “Vuoi che ti riempia di pugni? Ti ho detto di parlare,
e subito!” “E dai, non ti scaldare!!” Kakuta gli rispose pazientemente.
“Vedi, abbiamo appena saputo che il capitano Akagi probabilmente
lascerà la nostra squadra per andare a giocare negli Stati
Uniti …” “Ci siamo rimasti un po’ male perché ci dispiacerebbe
perdere un elemento così valido… ma allo stesso tempo siamo
contenti per lui… chissà che lì non abbia la sua grande occasione
per emergere!” fece Yasuda.
Un attimo di silenzio. Poi Kakuta continuò: “… lui è entusiasta
della proposta ricevuta, pensa che i suoi genitori abitano
a New York già da tempo e in questi giorni si stanno occupando
di sistemare le questioni burocratiche riguardanti il trasferimento
dei figli … sembra che Akagi voglia partire già domani mattina
con la sorella per trasferirsi lì definitivamente …”
“Già,” intervenne nuovamente Yasuda “e noi andremo tutti all’aeroporto
a salutarlo … verrai anche tu, Hana … Hanamichi? Cos’è quello
sguardo?” “Aeroporto?? Ma sì, certo, l’aereo del mio sogno!!!
No!” Hanamichi si precipitò fuori dallo spogliatoio lasciando
i suoi due compagni senza parole.
“No, devo assolutamente impedire che Haru-chan prenda quell’aereo
… non posso permetterglielo … quell’aereo esploderà, l’ho
visto in sogno … e io non posso far finta di nulla e lasciarla
morire così …!” Egli si rese conto che avrebbe messo ben volentieri
in pericolo la sua vita per salvare quella della sua amata.
Lui doveva salvarla da quella catastrofe imminente!
Stava già studiando le frasi da dire ad Haruko per raccontarle
del suo sogno premonitore ma poi gli tornò in mente che la
sera prima si erano lasciati in malo modo e così decise di
andare a cercarla per far pace con lei e … con l’occasione
le avrebbe detto del sogno, in cuor suo sperava vivamente
che lei non lo avrebbe preso per un folle … In effetti tutto
ciò poteva sembrare ben strano agli occhi di una persona normale
… ma lui sentiva che qualcosa di terribile sarebbe accaduto
ad Haruko, quindi decise di tentare il tutto per tutto e quel
giorno saltò gli allenamenti di basket per andare a cercarla.
Appena uscì dalla palestra vide che la sua amata stava giusto
arrivando in palestra poiché come ogni pomeriggio avrebbe
assistito agli allenamenti della squadra di suo fratello.
Quelli sarebbero stati gli ultimi allenamenti del suo fratellone
nella squadra dello Shohoku. Lei non sembrava essersi accorta
della presenza di Hana.
“Le devo parlare, devo risolvere la questione di ieri sera
e convincerla a non prendere quel maledetto aereo!” . Lui
le si avvicinò un po’ titubante: “Haruko … volevo dirti …”
Haruko lo guardò con aria interrogativa e, senza batter ciglio,
continuò il suo percorso verso la palestra. Silenzio. Un silenzio
interminabile. Poi Haruko si decise finalmente a rivolgergli
la parola: “Cosa vuoi? Sappi che dopo la “bella” serata di
ieri non voglio più saperne di te … non sei affatto quello
che credevo e per quanto mi riguarda la faccenda si chiude
qui … ho già sofferto troppo per amore in passato e non sono
disposta a soffrire di nuovo … addio …” la ragazza aveva la
voce che tremava, si allontanò ed entrò in palestra; Hana
rimase letteralmente a bocca aperta e triste come non mai
si avviò verso casa … aveva perso la sua Haruko per sempre.
In preda allo sconforto egli si convinse che quel maledetto
sogno era stata la causa del loro litigio e quindi volle assolutamente
cancellarlo dalla sua mente. Stop. Non ci avrebbe mai più
pensato … era solo una coincidenza se aveva sognato un aereo
in fiamme proprio il giorno prima della partenza di Haruko
… o forse no?
Per uno stupido sogno, per una sciocchezza del genere aveva
fatto piangere la ragazza di cui era innamorato ben due volte
in due giorni e ora … si ritrovava solo, triste e indeciso
sul da farsi. Il giorno seguente Haruko sarebbe partita per
gli Stati Uniti e lui non l’avrebbe vista … chissà per quanto
o forse … mai più. No, non era affatto disposto a chiudere
così quella questione. Decise istintivamente di tornare nei
pressi della palestra e aspettò nascosto tra gli alberi che
gli allenamenti terminassero e che Haruko uscisse dalla porta
d’ingresso.
Il tempo si stava guastando, un vento freddo soffiava insistentemente
e alcuni nuvoloni neri dall’aspetto tutt’altro che rassicurante
minacciavano l’arrivo di un violento temporale. Un fulmine
e poi un tuono. Hana rivolse gli occhi al cielo: le prime
gocce di pioggia gli bagnarono il viso dolcemente, poi lo
scroscio si fece più intenso.
Dopo un tempo infinitamente lungo le prime sagome scure appartenenti
ai compagni di squadra del ragazzo iniziarono ad uscire dalla
palestra. All’improvviso uscì anche lei, con lo sguardo rivolto
verso il basso e gli occhi spenti e sciupati dalla tristezza.
Eccola. “Devo parlarti seriamente”. La ragazza gli si avvicinò.
“Spero per te che sia una cosa seria, perché sono parecchio
stanca ... domani mattina mi alzo presto e non vedo l’ora
di andare a casa a dormire …” “Haruko, forse ti sembrerà incredibile
quello che sto per dirti … vedi, tu … tu…” il cuore del tensai
(=genio n.d.w.) accelerò i suoi battiti. “Tu non dovrai prendere
quell’aereo domani!” “Ah, bene … vedo che ti hanno informato
della mia partenza … perché mai non dovrei prendere l’aereo
che mi porterà negli USA?” “Perché ho avuto una premonizione
e ho sognato che esploderà pochi minuti dopo il suo decollo…
sento che succederà davvero”. Haruko si voltò dando le spalle
ad Hanamichi. “Ehi, Haru-chan … non … non dici niente? Lo
so che ti sembra assurdo, lo sembra anche a me, ma…” “Di’
un po’ …non ti aspetterai che io creda a tutte le idiozie
che hai appena detto, vero?” “Ma…io…parlo sul serio…devi credermi!”
“Tsk!”… la ragazza fece per allontanarsi ma si fermò al suono
della voce di Hanamichi “Aspetta Haruko … io voglio solo aiutarti!”
“E’ troppo tardi … in questi giorni sei troppo strano e distratto
da chissà cosa per aiutarmi …” Haruko si allontanò sotto la
pioggia scrosciante e il rossino restò li a guardarla senza
più riuscire a proferire parola: le lacrime iniziarono a rigargli
le guance mischiandosi con la pioggia che scendeva violentemente.
Il ragazzo, con suo grande stupore, stava piangendo. Si, piangeva
perché avrebbe voluto sinceramente aiutare Haruko e avrebbe
voluto impedire che la sua amata perdesse la vita in quell’incidente.
Sua? Forse ora lei non sarebbe mai stata sua … “Dannazione
… io sto … sto piangendo! La amo e lei non potrà mai essere
mia! No, non posso perderla così!”
Il giorno seguente, all’aeroporto di Kanagawa erano presenti
tutti i membri della squadra dello Shohoku. Anche Hanamichi,
seppure di malavoglia e distrutto dopo una nottata insonne,
era andato a salutare il suo capitano e Haruko, in partenza
per l’America. In cuor suo sperava di riuscire ad escogitare
qualche stratagemma all’ultimo momento per riuscire a convincere
la ragazza della veridicità di quanto le aveva detto il pomeriggio
precedente sotto quella pioggia scrosciante.
Da lontano Hana poteva vedere il capitano Akagi che stava
salutando tutti, prima i compagni di squadra, poi la manager
Ayako ed infine il coach Anzai che gli era stato vicino in
tutti quegli anni. Haruko stava lì al suo fianco con l’aria
triste di chi sta per abbandonare qualcosa di molto importante.
“So che non mi deluderai, Akagi; finalmente per te è arrivato
il momento di spiccare il volo e di diventare una stella del
basket!” “Già, mister…le sono infinitamente grato per i suoi
preziosi consigli e per i suoi insegnamenti!”
Haruko si era accorta della presenza di Hana e lui lo notò.
Sembrava quasi che i due fossero sul punto di dirsi qualcosa
ma si scambiarono solamente uno sguardo fugace e, dopo un
impercettibile saluto e l’ennesimo annuncio del volo in partenza,
Takenori e Haruko si avviarono verso il loro aereo.
I componenti della squadra si portarono in massa verso l’uscita
dell’aeroporto. Tutti tranne uno. Infatti Hanamichi rimase
a fissare dal vetro la pista d’atterraggio con gli occhi lucidi
e una strana sensazione nel cuore.
“E così il tensai ha fallito la sua missione! Non ho avuto
nessun’idea geniale per non farti partire, mia cara Haruko.
Peccato che non abbia neanche avuto il coraggio di rivelarti
ciò che provo per te … quasi quasi mi dispiace anche un po’
per il capitano … eh già … a lui non ho proprio pensato in
questi giorni, ero così preso dal sistemare la questione con
Haru-chan che non ho minimamente pensato che anche il capitano
Akagi potesse essere in pericolo su quel maledetto volo!”.
Il ragazzo si avviò verso l’uscita dell’aeroporto, ormai l’aereo
era già decollato da qualche minuto ma, dopo pochi passi,
un assordante boato fece tremare l’intero aeroporto … impossibile
… la premonizione si era avverata!!
La scena che si presentava era terrificante: fuoco, fiamme
e urla di terrore e disperazione, gente che correva in modo
disordinato… Ma in mezzo a quel caos Hanamichi riuscì ad avere
la lucidità per correre verso il tunnel d’imbarco nel quale
poco prima Haruko e suo fratello si erano avviati verso il
loro destino. “Haruko, capitano … dove siete?? Rispondete,
maledizione!!!!” “…Hana!!! ” una flebile voce si sentì a malapena
in quella confusione. “Haruko, Harukina mia!”… Egli credette
di avere le allucinazioni quando vide di fronte a sé la sua
adorata e il suo capitano che, completamente illesi, trascinavano
le loro pesantissime valigie. “Ma Haruko, Takenori …!! Io
credevo che voi foste …” Haruko non lo fece finire: “… sull’aereo?…
Non so perché ma all’ultimo momento il mio sesto senso mi
ha suggerito di non salirci … e non solo il mio sesto senso
ma anche ciò che provo per te ha influito sulla mia decisione
finale …”.
“Ma … tu, cioè voi state bene? Voglio dire, siete tutti interi?”
Haruko si allontanò da suo fratello che ancora incredulo,
era indeciso se piangere o ridere; la dolce ragazza si diresse
verso di lui e istintivamente lo abbracciò: “Mai stata meglio,
Hana…” I due si guardarono intensamente negli occhi. “Credo
di doverti delle scuse … mi sono comportata da stupida quella
sera senza minimamente intuire che tu probabilmente ti stavi
preoccupando per me a causa di quel sogno … dico bene? Ora
stavo nascondendo i miei sentimenti per te solo per una pura
questione di orgoglio … a volte è meglio mettere da parte
l’orgoglio perché si rischiano degli sbagli clamorosi …” Lui
d’istinto la prese per mano e la baciò dolcemente. Il loro
primo bacio. Un ricordo che sarebbe rimasto indelebile nella
mente di entrambi. “Non aggiungere altro, Haruko. Abbiamo
molte cose da dirci, noi due e questi non sono né il luogo
né il momento per farlo …” “Dai, andiamo a casa, mio dolce
genio del basket!” I due si diressero verso l’uscita dell’aeroporto,
lasciandosi alle spalle quella scena infernale. Per Haruko
e Hanamichi era giunto il momento di dichiararsi apertamente
ed erano sicuri che durante la serata che li aspettava avrebbero
trovato senz’altro l’occasione giusta per farlo. |