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Il "World Masterpiece Theater"
(Sekai Meisaku Gekijou in originale o più brevemente
Meisaku) è una collana di cartoni animati prodotti, a
cadenza annuale, tra il 1974 e il 1997 dallo studio giapponese
Nippon Animation. In quanto destinati alle
famiglie, in Giappone venivano solitamente trasmessi la domenica
sera alle 19.30 sul canale Fuji TV. Il titolo,
che significa "capolavori della letteratura mondiale", sta ad
indicare che tutte le serie (con la sola eccezione di "Un oceano
di avventure") sono ispirate a romanzi della
letteratura mondiale per ragazzi di origine occidentale. Per
questa peculiarità, possono essere identificati come un
sottogenere ben definito dell'animazione giapponese, il quale
nel corso degli anni ha ottenuto grandi apprezzamenti in tutto
il mondo, tanto che molte di queste serie sono diventate dei
classici.
Ma vediamo cosa può essere detto riguardo allo "stile
Meisaku".
Ciò che contraddistingue principalmente queste serie è la loro
qualità complessiva, nettamente al di sopra della media
del periodo in cui sono state prodotte. Nei limiti che può
avere un prodotto televisivo, sono, infatti, tutte realizzate
con elevate ambizioni artistiche. Il pregio della fattura,
anche soltanto a livello di animazione, salta agli occhi
anche delle persone meno esperte. Un’altra delle
caratteristiche principali delle Meisaku e complementare alla
precedente è il realismo. Questi anime
cercano di presentare i protagonisti mentre vivono nel loro
ambiente quotidiano, perciò le scene di vita di tutti i giorni
sono animate con estrema cura dei dettagli e sono ricche di
elementi culturali, la cui funzione è quella di
mostrare il contesto storico e sociale della narrazione (i WMT
si svolgono in epoche e luoghi diversi). Una delle forze delle
Meisaku è appunto la grafica di queste piccole scene e la
capacità di renderle naturali e quasi sensibili. I personaggi stessi,
il loro carattere, i rapporti interpersonali sono mostrati con grande
minuzia e approfondimento psicologico, a differenza di quanto
non accada in molti altri cartoni, anche ai giorni nostri.
L’animazione si concentra sulle emozioni dei personaggi, e su
come esse vengono rivelate, cogliendo le minime espressioni
del viso, gli spostamenti degli occhi, i leggeri movimenti del
capo e rendendoli così assolutamente credibili e reali.
L’attenzione al movimento viene però sempre bilanciata da
sapienti momenti di staticità e sospensione, anch'essi
significativi, e allo stesso modo
il dialogo viene alternato al silenzio. Al personaggio viene data
centralità nella scena, spesso in un rapporto di fusione grafica con il
paesaggio, rappresentato con splendidi e spettacolari fondali.
A proposito di stile
grafico, va sottolineata una cosa davvero
particolare ed interessante. Ciascuna Meisaku che si rispetti ha
un character design (tipo di disegno dei personaggi)
quasi standardizzato, anch'esso molto realistico, comune a quasi
tutte le produzioni e che si rifà a quello di Hayao Miyazaki,
autore di alcune delle prime opere del WMT, discostandosi sensibilmente dal classico stile nipponico "super deformed" (occhi enormi, corpo tozzo e tondeggiante, testa che
occupa un terzo dell'altezza corporea). Il disegno è morbido, il
tratto semplice, ma raffinato.
Per quanto riguarda le storie raccontate, gli eroi
sono quasi sempre bambini, affiancati a volte da anziani nel
ruolo di co-protagonisti. Figure
“marginali” alla società, tuttavia presentati sempre in modo
assolutamente positivo. In generale sono personaggi allegri,
spensierati, destinati ad affrontare difficoltà abbastanza limitate
(per quanto a volte molto dolorose, come la morte di un parente)
e che fanno della fantasia e della
serenità interiore i loro punti di forza. Esempi di
questo genere sono "Rascal, il mio amico orsetto", "Anna dai
capelli rossi", "Tom Story" e "Pollyanna". Alcune serie, però,
sono incentrate su personaggi colpiti da grandi sventure, spesso
orfani o costretti a vivere lontano dalle loro famiglie per
lungo tempo (vedi "Il fedele Patrashe", "Lovely Sara", "Spicchi
di cielo tra baffi di fumo"). L'atmosfera è più cupa e
drammatica e, piuttosto che sulla serenità interiore, il
carattere dei protagonisti si fonda sulla loro
forza
di volontà e integrità. L'introspezione psicologica
risulta più angosciante e occasionalmente vengono trattati anche
temi cruenti. Solo in un numero molto limitato di casi i
protagonisti non sono bambini. Uno di questi rari esempi è il
cartone animato intitolato qui in Italia "Cantiamo Insieme" e
tratto dallo stesso racconto che ha ispirato il film "Tutti
insieme appassionatamente". Proprio le tematiche trattate hanno
spesso impedito che venisse dato a queste serie il valore
che meritavano, spingendo
in molti a
etichettarle come prodotti per bambini. La cosa in realtà è vera
solo in parte. Il target primario è sì un pubblico molto
giovane, ma la cura nella realizzazione e il loro spessore
morale ed educativo hanno fatto in modo che molti di questi titoli
potessero essere apprezzati anche da persone adulte.
E' interessante notare, inoltre, come l'ambientazione
iniziale delle vicende dei WMT sia, nella stragrande maggioranza
dei casi, presso le montagne o comunque in una zona di tipo
rurale. La purezza di spirito del protagonista o della
protagonista era in qualche modo influenzata dalla maestosità
della natura, che infondeva in questi personaggi grande voglia di
vivere, forza interiore e spontaneità. In effetti ci sono molti
esempi nella cultura nipponica in cui l'ambiente condiziona la
persona che trascorre la sua vita tra le montagne o nelle
campagne, non solo nei WMT, ma anche in moltissimi altri cartoni
animati e fumetti.
Le serie WMT tra le produzioni giapponesi sono quelle accolte
con più entusiasmo in Italia e che hanno avuto
meno problemi con gli attacchi della censura. Essendo tratte da
libri occidentali e trattando quindi temi più vicini alla nostra
cultura, sono state comprese e adattate con più serietà. Ma
quello che ha portato questi cartoni al successo è stato
soprattutto l'ingrediente principale che li costituisce, e cioè
il sentimento, espresso dall’intensità delle emozioni che
le storie racchiudono.
Come per tutte le cose, anche il genere Meisaku ha avuto un
inizio ufficiale, avvenuto nel 1974. Il primo cartone animato di
questo genere fu "Heidi", anche se non si trattava di un anime
"puro", in quanto la pellicola nasceva da una collaborazione con
uno studio di animazione tedesco e quindi la produzione era
essenzialmente nippo-germanica. Basato su un romanzo di Johanna
Spyri e diretto da Isao Takahata, che si
avvalse della collaborazione di Hayao Miyazaki per le
animazioni, benché sia stato realizzato precedentemente alla
nascita del World Masterpiece Theater, ottenne un così grande
successo (addirittura in misura maggiore in Europa che in
Giappone), che diede la spinta a proseguire con questo genere di
anime e quindi viene considerata parte integrante del
progetto. Nonostante il successo di "Heidi" la casa di produzione
Zuiyo Eizo si ritrovò in difficoltà finanziarie, a
causa degli alti costi di produzione, non
sufficientemente ripagati dalla cessione dei diritti. Così nel
1975 essa si scisse in due entità: la Zuiyo, che assorbì
sostanzialmente i debiti della precedente società, e la Nippon
Animation, nella quale confluì lo staff di produzione della
Zuiyo Eizo, inclusi Miyazaki e Takahata. Quest'ultimo diresse altre
due opere del WMT, "Marco" e "Anna dai capelli rossi",
finché
nel 1985 i due non decisero di fondare lo Studio Ghibli,
lasciando così la Nippon Animation. "Heidi" venne largamente
apprezzata sostanzialmente per due fattori. Il primo è legato
alla qualità delle animazioni e dei disegni, per quel periodo
notevoli, il secondo è legato alla fedeltà al testo
originale, di cui non veniva
mai tradito lo spirito. Ad esso, con lo scopo di
rendere la serie sufficientemente lunga ed interessante per un
pubblico di giovani, vennero affiancate piccole vicende
completamente inventate, ma sempre in linea con lo stile e con
l'atmosfera del romanzo originale. Anche i WMT prodotti in
seguito non risultano quasi mai essere delle semplici
trasposizioni dei libri da cui sono tratti. Infatti la Nippon
Animation ha saputo dar vita a piccoli, ma interessanti
cambiamenti, che hanno arricchito le storie e hanno
rappresentato un'importante unione tra la cultura occidentale e
quella orientale.
Il 23 marzo 1997 fu trasmesso su Fuji TV
l'episodio finale di "Remy la bambina senza famiglia", l'ultima
produzione del World Masterpiece Theater. Dopo più di venti
anni, il World Masterpiece Theater veniva chiuso, a causa del
drastico calo degli indici di ascolto e della crisi finanziaria
dell'azienda. Il genere ormai appariva superato, e non poteva
reggere il confronto con altre produzioni a più basso costo, ma
meglio calibrate sugli interessi dei giovani.
Proprio per l'elevata qualità queste serie erano state in verità
sempre costose in confronto alle altre a loro contemporanee, perciò già
dalla
fine degli anni Ottanta, quando necessità produttive e
commerciali facevano sentire sempre più il loro peso, Fuji TV
aveva ridotto il budget ad esse dedicato, che si mostrava così man
mano più inadeguato alle esigenze artistiche. Pertanto il numero degli episodi
iniziò lentamente, ma inesorabilmente
a diminuire.
Tutto cominciò nel 1988, con "Il piccolo Lord". Fino ad
allora i WMT erano durati all'incirca 50 episodi ognuno (52,
cioè uno alla settimana per i primissimi). Ma per questa serie
la Nippon Animation si dovette accontentare di produrre soltanto 43
episodi. Inoltre molti elementi nella produzione lasciano
trasparire che non c'erano più le stesse disponibilità
economiche di un tempo. L'anno seguente "Peter Pan" aveva 41
episodi ed era molto diverso dalle Meisaku precedenti.
Questo però non significa che la Nippon Animation smise di produrre
serie di qualità dopo il 1988, perché l'impegno nella
sceneggiatura e nel design rimasero alti.
Le cose tuttavia precipitarono nel 1995. "Spicchi di cielo tra sbaffi di
fumo" durò solo 33 episodi. L'anno seguente "Meiken Lassie"
(adattamento della storia del famoso cane) fu frettolosamente
interrotto a settembre dopo soli 25 episodi. Fu sostituito da "Remy
la bambina senza famiglia" (23 episodi), che ottenne uno share
bassissimo in Giappone e pose fine al World Masterpiece Theater.
Nel 2007, però, dopo ben undici anni, il WMT è
stato rilanciato con "Les Misérables - Shoujo Cosette",
adattamento animato del romanzo di Victor Hugo "I Miserabili" e
in particolare del secondo capitolo dell'opera. Questa
produzione segna, forse, dal punto di vista prettamente tecnico
e grafico, una sorta di "novità". Il character design utilizzato
è piuttosto diverso da quello usato comunemente dai World
Masterpiece Theater. Sebbene conservi ancora qualche tratto
classicheggiante, le linee, i colori e gli sfondi ci fanno
capire chiaramente di stare di fronte ad una produzione a noi
contemporanea. Tra le altre cose, "Les Miserables - Shoujo
Cosette" opera una sostanziale revisione del romanzo originale.
Poiché il pubblico che guarda solitamente i World Masterpiece
Theater è abituato a trovarsi di fronte un protagonista o una
protagonista giovane, sarebbe stato forse deleterio per la
produzione lasciare come protagonista Jean Valjean, che è un
uomo di mezza età. Si è pensato perciò di dare maggiore
importanza al punto di vista di uno dei personaggi più
importanti del libro, ovvero Cosette, la piccola bambina
lasciata in balia dei Thénardier, una famiglia di meschini
approfittatori e arrampicatori sociali, pronti a tutto pur di
arricchirsi.
Probabilmente il ritorno del WMT ha ottenuto un certo riscontro in patria, visto che a partire da gennaio
2008 è in
onda su BSFuji il venticinquesimo capitolo del progetto,
intitolato "Porphy no nagai tabi" (“Il lungo viaggio di Porphy”).
La serie, composta dai classici 52 episodi, è un adattamento del
romanzo "Les Orphelins de Simitra", pubblicato nel 1955 dallo
scrittore francese Paul-Jacques Bonzon e ambientato nella Grecia
del 1950.
Duranti gli anni sono state prodotte altre serie, che non si
basano su manga usciti in precedenza, come accade spesso per i
cartoni giapponesi, bensì su opere della letteratura
mondiale e che quindi sono assimilabili ai WMT e
possono essere inseriti all'interno del genere Meisaku. Alcune
sono state realizzate dalla stessa Nippon Animation,
separatamente dal progetto World Masterpiece Theater, altre
ancora da case produttrici diverse, anche sulla scia del
successo del WMT.
Tuttavia, l'adattamento, più o meno fedele, di racconti e
romanzi d'origine occidentale per la realizzazione di prodotti
di animazione non è stata un'innovazione del settore introdotta
dal WMT. Esso infatti avveniva frequentemente negli anni
Settanta, in quanto gli animatori, così come pure gli autori di
manga, vedevano nel proprio lavoro un aspetto educativo
e documentaristico, che oggi è quasi del tutto
scomparso. Inoltre a quel tempo c’era una percezione diffusa della ricchezza e del
valore della narrativa europea, in particolare di quella del
Nord Europa e dei paesi anglosassoni. Perciò, mentre le opere animate
dei primordi si affidavano quasi esclusivamente a leggende e
fiabe giapponesi, o in alcuni casi cinesi, già nel 1965
la Toei Doga produsse il lungometraggio "Gulliver no uchu ryoko"
("I viaggi spaziali di Gulliver"), un'interpretazione
fantascientifica del romanzo d'avventura "I viaggi di Gulliver"
di Jonathan Swift. Nel 1969 venne prodotto dalla stessa
casa ''Nagagutsu o haita neko" ispirato a "Il gatto con gli
stivali" di Perrault, il cui protagonista divenne il simbolo
della Toei Doga e ancora oggi compare su tutti i suoi prodotti.
Queste produzioni si contraddistinguono per
la forte presenza di fiabe e favole, un genere
a cui spesso gli animatori si sono affidati per le loro opere.
Passando da Esopo fino a Perrault, i giapponesi sembrano avere
un debole per Hans Christian Andersen, le cui opere più celebri
sono state oggetto di continui adattamenti animati sia per il
cinema, a partire dal 1968 con "La piccola fiammiferaia" ("Andersen
monogatari match uri no shojo"), sia per la televisione, con "Andersen
monogatari" del 1971.
Un altra caratteristica degli anime giapponesi ispirati alle
opere occidentali è un amore "romantico" per il passato.
Raramente vengono scelte storie ambientate ai giorni nostri,
mentre gli sceneggiatori preferiscono ricreare "sfondi" storici, siano
essi medievali, ottocenteschi o primo novecenteschi. A questo
talvolta può aggiungersi un gusto per la rivisitazione della storia
in chiave fantastica o addirittura fantascientifica.
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