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Presentazione
Vibrano
le corde dell’arpa d’argento e il suon si diffonde e l’animo
scalda
e come magia in un breve momento, il cor vi si cheta nell’ora gia’
tarda
con
canti forieri dell’eroico destino son qui a intrattenervi amici miei
cari
il giorno e’ finito e acceso il camino sorbite ora il vino ed i cibi
piu’ rari.
Vi
narro di luoghi , di genti lontane, di amori struggenti che lascian
prostrati
di vili carogne su isole amene di baldi guerrieri d’argento vestiti
Oppur
se volete potro’ io narrarvi di vita e di morte o d’oscuro destino
poiche’ non v’e’ cosa della quale non canti che gia’ non fa’
parte del nostro cammino
Amici
miei cari io attendo silente e ditemi dunque di cosa cantare
che rendervi lieti per me e’ assai importante poiche’ io ne vivo per
poter mangiare
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L'ultimo
smacco
Narratore:
Guardatemi ora, guardatemi attenti
poiche' io cantando vi narro i tormenti
che un di' colse un uomo, un re, un guerriero
a un passo dal viver l'istante piu' nero.
Che' a ognun di noi tocca all'ora che suona
guardare negli occhi la Nera Signora
Ed Ella in fin giunse e silente s'assise
alla destra dell'uomo che fini li' la derise
Morte:
E' giunto il momento grazioso sovrano
di rimetter lo scettro e darmi la mano
che altri son Regni nei quali ti porto
e dovrai tu seguirmi a ragione o a torto!
Narratore
E l'uomo stizzito a Lei volse lo sguardo
con odio altezzoso, mascherando il codardo
Re:
Vorrete scherzare!Mi state schernendo?
Governo io un Regno che lasciar non intendo!
Narratore:
E questo dicendo si erse tremante
dal letto di vecchio nel quale era stante.
Raccolse imperioso lo scettro dorato
che or gli sembrava di piombo colato
Re:
Di ori e gioielli ho empito i forzieri
e uomini e donne piegati ai miei voleri.
Con forza di spada e per mero piacere
ho mosso io guerra a piu' di un Signore.
Temuto e rispettato son Despota del Regno
e ancor non e' nato chi di succedermi sia degno
La chioma mia e' argentea e la mano vacilla
ma piegarmi non voglio finche' resta la scintilla!
Narratore:
E la Morte lo guardo' a sua volta sospirando
la sua mano agguanto' rispondendo di rimando
Morte:
Vedo non ci siam capiti, ma io poco me ne curo
la tua ora e' dunque giunta, questo e' poco ma sicuro!
Dei forzieri e il tuo potere assai poco me ne cale
che i mortali por lor natura son per me men che cicale
La lor vita e' una stagione, il lor canto sol un bisbiglio
la livrea meravigliosa, bha! non mi scuote che uno sbadiglio
Che sian Re oppur pezzenti, nel mio Regno non importa
la mia Falce tutto miete ed il vento poi Vi porta
come pula similmente tutti quanti alla mia porta!
Oh confusi, tutti eguali, animelle assai meschine
che si credono potenti dalla vita senza fine...
Ma il Destino non si degna di far patti oppur accordi
io riscuoto il mio tributo, ai tuoi pianti siamo sordi!
Cosa scuoti ora il capo? Che cos'e' ti senti offeso?
Perche' ho detto che ora piangi senza darti alcun peso?
Oh mortale non capisci che di te ne ho visti tanti
che non bastano le stelle per tenerne oggi i conti?
Ed ognuno al mio arrivo si ritiene esentato
dal pagarmi giustamente cio' che invece m'e' dovuto
Nulla siete se non giochi nelle mani degli Dei
e per quanto v'illudiate, alla fine siete miei!
Tutto quanto e' un'illusione, tutto quanto e' puro scherno
un sollazzo che a noi allevia la gran noia dell'eterno.
Stringi pure il tuo giochino ed aggrappati al tuo letto
or la vita con me viene, perche' e' mia gia' te l'ho detto!!
Narratore:
Gia' negli occhi del Sovrano era il segno del terrore
perso avea il suo cipiglio, perso avea anche l'onore
era eguale ad ogni uomo..da blu il sangue torno' rosso
e ad un passo dalla Morte grido' lui a piu' non posso.
Ma la Dama fu' fulminea a spezzargli in petto il fiato
lascio' il corpo sopra il letto, orribilmente trasformato.
Or del Re non resta nulla, solo un corpo irrigidito
di regale non ha niente quel vecchietto rattrapito
Tolto scettro e la corona e ogni velleita' di fama
tutti quanti sono uguali al cospetto della Dama
Siano essi gran guerrieri, uomin d'arme pien di boria
o pezzenti e poveracci che di nulla si fan gloria.
La morale e' presto detta se ancor non era giunta
che' per quanto uno faccia non v'e' titolo che conta
a sottrarsi o a farsi scherno del Destino e la Signora
poiche' il primo ha gia' deciso quando della seconda e' l'ora.
Tanto vale, quindi amici di non credersi migliore
e vivete cio' ch'e' dato men con brama e piu' d'onore
Siate prodighi d'amore, tralasciate l'ingordigia
e lasciate queste spoglie senza ombra d'alterigia
E nel giorno che Lei viene e vi siedera' accanto
siate sazi della vita ed andate senza pianto
Poiche' chi rettamente vive verra' sempre ricordato
e non per quel che avra' sottratto...ma per quello che avra' dato!
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